L'insegnante nella società-mondo

Quali sono le differenze fra sistemi semplici e complessi?

In che modo influiscono nelle dinamiche relazionali?
Nei sistemi semplici tutti coloro che vi appartengono hanno le stesse premesse implicite, le stesse cornici culturali. Ciò significa che la comunicazione non verbale è un patrimonio condiviso. Per introdurre questo tema, fondamentale per capire quali strategie occorra adottare nella comunicazione interculturale, utilizzerò la schematizzazione elaborata da Marianella Sclavi nel libro Arte di ascoltare e mondi possibili perchè ritengo sia estremamente chiara.

Sistemi semplici

1 Dove “le stesse cose ” hanno lo stesso significato
2 Stesse premesse implicite (stesse cornici culturali) Ciò che diamo per scontato ci aiuta a comunicare
3 Io ho ragione, tu hai torto
( o viceversa )
4 Control lo di primo grado
(Saper prevedere l’arco di reazioni possibili)
5 Mondo mono-culturale
6 Uni/verso

Sistemi complessi

1 Dove “le stesse cose” hanno significati differenti
2 Diverse premesse implicite (diverse cornici culturali). Ciò che diamo per scontato ci impedisce di comunicare
3 Tutti hanno ragione. Anche chi dice che non possono aver ragione tutti.
4 Controllo di secondo grado (Saper trasformare le reazioni inattese in conoscenza)
5 Mondo pluri-culturale
6 Pluri/verso

Se hai già letto il post sulle cornici culturali sono certa che i punti 1 e 2 saranno chiari; nel caso non lo avessi ancora fatto, ti consiglio di leggerlo prima di continuare.

Fatto? Ok.

Adesso posso suggerirti di fare un po’ di ricerca nelle tue classi. Chiedi agli studenti se si sono mai accorti che alcuni loro  comportamenti avevano significati diversi  per i loro amici. Si sono mai trovati in situazioni di imbarazzo a causa di azioni per loro normalissime in quel contesto ma non altrettanto per gli altri? Ci sono mai state incomprensioni dovute a comportamenti male interpretati? Ti accorgerai che non necessariamente i fraintendimenti avvengono fra persone con origini culturali diverse; cornici culturali diverse possono ancora coesistere all’interno della stessa famiglia. Pensiamo alla famiglia tradizionale patriarcale che caratterizzava anche l’Italia fino agli anni ’60 e pensiamo ai cambiamenti che ci sono stati nelle generazioni successive; queste differenze, oggi meno radicali che in passato, possono ancora riscontrarsi in modo più o meno forte fra cultura urbana e cultura rurale in molti paesi del mondo, incluso il nostro; basti pensare al ruolo della donna nell’ambito della società e della famiglia per capire di cosa stiamo parlando.

Punto 3

Se abbiamo introiettato il concetto che esistono modi diversi per esprimere le stesse cose, modi uguali per esprimere cose diverse e modi diversi di guardare e di interpretare il mondo perchè diverse sono la storia, la cultura e i contesti di riferimento che ci hanno accompagnato nel processo di costruzione della nostra identità..allora è chiaro che tutti hanno ragione!

Ogni punto di vista è valido in relazione alla propria prospettiva.

E’ anche vero, però, che non tutti possono avere ragione se non esistono punti di incontro, non è possibile..Come dipanare la matassa quando queste situazioni si verificano?

Come trovare un punto di accordo? Non è semplice, e le guerre che affliggono il pianeta ne sono la testimonianza più dolorosa, ma è possibile.

Come?

Cambiando modo di relazionarsi: non più ragionando per posizione ma per obiettivi.

Mi spiego meglio. Quando le cornici culturali sono condivise i valori sono condivisi ed anche i comportamenti: capire cosa sia giusto e cosa sbagliato è relativamente semplice, soprattutto quando in gioco ci siano questioni fondamentali. Poi ci sono gli interessi, che anche nella stessa cornice culturale possono essere assai divergenti e portare quindi le persone a perseguire strade diverse fra loro. Basti pensare alle discussioni che suscitano i progetti che coinvolgono le questioni ambientali e la salvaguardia della salute.
Ragionando per posizione ciascun soggetto continua a rispondere a questa domanda: qual è la soluzione giusta per te? Difendendo a oltranza la propria posizione, appunto, il dialogo si arena e, a meno di prevaricazioni, tutto resta sostanzialmente immobile.
Se già nei sistemi semplici, quando le questioni dibattute sono complesse, ragionare per posizione è una strategia fallimentare, figuriamoci nei sistemi complessi, dove non solo gli interessi, ma anche le premesse implicite sono differenti. Ragionare per obiettivi significa allora cambiare l’oggetto della discussione.

Quali sono gli obiettivi che ogni soggetto vuole raggiungere?

Occorre:
A- esplicitare gli obiettivi di ciascuno;
B- esplicitare le premesse implicite di ciascuno, e in particolare i valori che si intendono salvaguardare;
C- fornire a tutti le informazioni in possesso di ciascuno;
D- individuare una possibile direzione che possa soddisfare tutti.
In classe, dove il ruolo del docente è anche quello di formatore, il punto B riveste un ruolo fondamentale.

Faccio un esempio per chiarire cosa intendo. Si parla molto della libertà di espressione della donna nelle diverse società di origine degli studenti e di come le diverse cornici culturali delle famiglie possano influire sulla piena realizzazione delle studentesse, sulle dinamiche relazionali con gli amici, ecc.  Porsi nel ruolo di formatore con la presunzione di essere nel giusto e con la convinzione che, vivendo sul nostro territorio, debbano condividere le nostre premesse implicite è una forzatura che danneggia in primo luogo le studentesse. Se parliamo seriamente di libertà di espressione io penso che sia necessario  dar loro gli strumenti per poter fare scelte in autonomia, con i loro tempi e senza contrapporci, noi, alle famiglie, che sono un pilastro della loro vita. Ho deliberatamente scelto questo argomento perchè so che suscita un profondo senso di disagio. Ti sei mai chiesto/a perchè? Io credo perchè le conquiste di libertà che la donna occidentale ha ottenuto con grande fatica in tempi relativamente molto recenti sono quotidianamente messe a repentaglio, e la strada, rispetto agli obiettivi, è ancora lunga. In Italia ancora oggi una donna ogni 3 giorni è uccisa da un compagno che non le riconosce la possibilità di decidere di lasciarlo e ancora molte donne, nonostante le percosse, restano con un uomo che non le rispetta. Sempre in questo paese, fino al 1981, è stata in vigore una legge che ammetteva l’omocidio della compagna se l’uomo era spinto da gelosia. Si chiamava delitto passionale. Ovviamente non valeva il contrario.
Nella posizione precaria che la nostra società vive rispetto alle conquiste sbandierate il confronto con situazioni che riteniamo castranti e talvolta anche aberranti avviene con disagio e con una certa veemenza. E’ comprensibile, ma non giustifica, io credo, prevaricazioni su minori che da un lato hanno la famiglia e dall’altro gli insegnanti, le loro principali agenzie educative. E allora che fare? Ragionare per obiettivi, appunto, confidando nel fatto che gli strumenti e le informazioni fornite saranno a loro volta oggetto di discussione a casa, in un rapporto dialogico che si auspica creativo. Senza dimenticare che i processi di costruzione identitaria sono lenti, soprattutto se i cambiamenti sono piuttosto radicali. Dovremmo saperlo bene..
E arriviamo quindi all’ultimo passaggio, relativo al ruolo formativo del docente non solo nei riguardi dell’individuo ma anche della società a cui appartiene, di cui è una guida preziosa. Vi sono valori condivisi che ogni popolo libero elabora negli articoli fondamentali della propria costituzione. La loro stesura molto spesso rappresenta in sè un atto fondativo dello stato nascente, con un valore altamente simbolico della libertà conquistata. Le costituzioni dei popoli liberi e democratici, pur avendo in comune alcuni principi considerati universali, come l’uguaglianza dei cittadini, cambiano anche radicalmente in alcune loro componenti a seconda delle cornici culturali che le hanno prodotte. Io ritengo che sia molto importante, ogni volta che vengano esplicitati i valori da salvaguardare, che il docente faccia riferimento a quelli della costituzione, per verificarne la congruenza, per approfondire alcune tematiche; in questo modo non solo eserciterà il suo dovere-diritto di condividerli con il suo gruppo classe, ma fornirà agli studenti ulteriori strumenti di riflessione. A questo proposito ho dedicato alcune attività didattiche, alle quali rimando.

Punto 4

Se le premesse implicite sono condivise io posso prevedere abbastanza bene, conoscendo alcune coordinate del mio interlocutore, quali potrebbero essere le sue reazioni possibili rispetto a un fatto o a una mia opinione; a meno che non interferiscano esperienze personali fondanti che io ignoro, pur entrando in gioco numerosi fattori sono infatti potenzialmente in grado di orientarmi. Quando le premesse implicite sono diverse, invece, tutto diventa più imprevedibile perchè difficilmente conoscerò un’altra cultura a fondo quanto la mia. In questo caso non è inconsueto trovarsi in situazioni di imbarazzo o addirittura coinvolti in dinamiche aggressive senza comprenderne i motivi. In questo caso troviamo un valido aiuto nella sociologia delle emozioni; gli studi in questa direzione affermano che le emozioni sono risorse di conoscenza sorprendenti e assai utili. Le emozioni ci informano sulla nostra posizione rispetto a ciò che sta accadendo. Soffermandoci ad analizzarle possiamo capire quale sia stata la frase o l’atteggiamento del nostro interlocutore che le ha provocate, e quindi possiamo conoscere meglio i nostri nervi scoperti o le premesse implicite che sono state messe in discussione. In qualità di insegnanti credo sia uno strumento eccellente per aiutare gli studenti a crescere e per trasformare situazioni conflittuali o di imbarazzo in momenti di conoscenza reciproca. Come dice de Bono l’irritazione, anziché dare adito a un atteggiamento difensivo-aggressivo, deve essere considerata punto di partenza per “metacomunicare”. M. Sclavi intitola il suo libro Arte di Ascoltare e Mondi Possibili , perchè in una società caratterizzata per essere sistema complesso occorre diventare esploratori di mondi possibili e inventori di nuovi e più complessi modi di convivenza. Questo richiede anche una discreta dose di senso dell’umorismo, necessario per superare i momenti di impasse comunicativa. A tale proposito rimando all’approfindimento sull’ascolto attivo.

Punti 5 e 6

Dopo quanto detto sin qui credo che questi punti siano facilmente comprensibili. Vorrei solo fare una precisazione sull’uso della parola pluri-culturale rispetto a interculturale. Il dibattito è piuttosto recente e quindi credo che Sclavi si riferisse al concetto che la parola interculturale oggi sottende. Per società pluri-culturale dobbiamo infatti intendere una società in cui coesistono più culture, sebbene fra queste non ci siano relazioni strette, attraversamenti, contaminazioni. Per società interculturale dobbiamo invece intendere una società in cui coesistono più culture che si relazionano fra loro, che si attraversano e contaminano.

 

Aiutami ad arricchire questo post con il tuo  contributo!

Lascia un commento, una riflessione, una critica..

 

foto credit by Alessandro Prada

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

Lascia un commento