Abitare i luoghi

Paesaggi come risorse identitarie

UN AIUTO A PORTATA DI..GAMBE!

Per capire quanto il paesaggio in cui abitiamo possa essere utilizzato come strumento strategico nella didattica interculturale credo sia fondamentale innanzitutto stabilire cosa si intenda per paesaggio.

Per chiarire il concetto, a cui faremo contunuamente riferimento sia nelle categorie delle riflessioni teoriche che nella parte riguardante le attività didattiche, credo sia utile fare riferimento alla Convenzione Europea sul paesaggio, adottata a Strasburgo nel luglio 2000. A tale proposito, infatti, la Convenzione fa proprio il dibattito dei decenni precedenti ed afferma che con tale termine si designa una determinata parte di territorio, cosi come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. La Convenzione attribuisce quindi pari dignità d’interesse ai paesaggi storici di grande rilevanza estetica ed ai paesaggi urbani delle nostre monotone periferie, pari dignità perché “il paesaggio é in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana”.
Al paesaggio si riconosce la capacità di esprimere la complessa e secolare sintesi fra natura e cultura. Il fatto poi che nella definizione di paesaggio si dia valore anche alla percezione di chi lo abita e trasforma quotidianamente sottolinea come gli stessi abitanti abbiano un ruolo fondamentale nell’attribuire valore al contesto in cui vivono. E’ in questa logica, in quanto elemento chiave dell’identità individuale e collettiva, che la sua salvaguardia, gestione e pianificazione devono essere intesi come diritti che comportano responsabilità.
Cerchiamo ora di approfondire alcuni dei concetti espressi o rimasti impliciti nell’uso dei termini; in questi concetti si trovano infatti alcune chiavi di lettura che si riveleranno strategiche per elaborare attività didattiche capaci di:

  • rafforzare la propria identità ed autostima
  • aiutare gli studenti a diminuire la loro aggressività, passività e frustrazione.

Obiettivi, questi, che ogni insegnante desidera raggiungere.

E allora entriamo subito nel merito!

1- Innanzitutto dobbiamo notare che la ridefinizione del concetto di paesaggio avviene contemporaneamente a quella di territorio, al quale si fa coincidere, tanto è vero che oggi, come afferma L. Bonesio, parlare di progetto locale/territoriale equivale ad occuparsi di progetto del paesaggio, nella sua realtà fisica, storica e morfologica e nei suoi significati immateriali.

2- I significati immateriali sono quei valori intangibili che contribuiscono a rendere un paesaggio/territorio unico.

Se pensiamo ad esempio alle colline toscane del Chianti, esse non esauriscono il nostro immaginario nelle caratteristiche dell’ambiente naturale, nei terrazzamenti e nei borghi costruiti dall’uomo nel corso dei secoli, nella bontà del vino e nell’arte di produrlo.. ma comprendono anche uno stile di vita che richiama il contatto con la terra, cibi genuini, tempi lenti che seguono le stagioni… Possiamo anche dire, in altro modo, che ogni paesaggio abbia legate a sè un insieme di caratteristice e significati, e che questi siano legati fra loro come in un gioco di rimandi: ciascuna caratteristica e ciascun significato da noi attribuito a quella caratteristica ci fa venire in mente altre caratteristiche legate ad altri significati; l’insieme di tutte queste caratteristiche e di tutti i significati qualificano quel luogo. Parliamo di catena semantica di quel luogo, cioè della catena di significati che noi attribuiamo a quel luogo e che ne costruiscono l’identità.
I significati immateriali non sono necessariamente positivi. Se infatti nomino la Terra dei Fuochi, oltre alla posizione geografica sicuramente tutti voi avrete fatto riferimento anche ad un immaginario che ci racconta di una terra in mano alla criminalità organizzata, di persone ignoranti e povere che si sono rese complici di un crimine aberrante per disperazione o per avidità, di una popolazione locale che subisce le colpe di amministratori collusi, di una popolazione che invece continua ad essere complice..
Ho scelto queste due aree geografiche perchè sono esemplari anche sotto un altro profilo. Oggi sappiamo, grazie a numerose indagini giudiziarie, che anche “il cuore verde d’Italia”, l’Umbria, e la paradisiaca Toscana sono ormai da anni al centro di interessi illeciti che ne hanno compromesso il carattere profondamente “sano” impresso nel nostro immaginario ipercodificato; eppure nulla è cambiato nell’attribuzione delle catene semantiche. Questo fatto è molto interessante perchè fornisce un ulteriore elemento di conoscenza, estremamente utile per elaborare attività didattiche strategiche: i significati immateriali, intangibili, sono strettamente legati alla percezione che ne hanno gli abitanti ed al loro immaginario ipercodificato.

3- Cos’è allora l’immaginario ipercodificato?

L’immaginario ipercodificato fa riferimento alle nostre cornici culturali, a tutto ciò che resta implicito nel nostro modo di guardare, percepire e razionalizzare il mondo in cui viviamo, quello che facciamo, quello che fanno gli altri. L’immaginario ipercodificato non ha bisogno di spiegazioni perchè è condiviso da tutti coloro con cui interagiamo, fa parte della comunicazione non verbale. Pensiamo ad un parco fluviale metropolitano, molto frequentato, tranquillo, sicuro, ricco di alternative ricreative. Nell’immaginario ipercodificato degli abitanti quel parco sarà uno dei luoghi più amati della città, avrà un soprannome o sarà semplicemente Il Parco per antonomasia. Questo perchè la sua presenza è sicuramente un elemento che qualifica positivamente la qualità della vita di tutti gli abitanti in relazione ad un concetto di qualità che è condiviso.
Supponiamo che su quelle terre vi fossero stati sepolti rifiuti altamente tossici all’insaputa dei cittadini; tale percezione di qualità non cambierebbe facilmente, così come non cambierebbero le abitudini degli abitanti finchè la stragrande maggioranza dei cittadini non venisse in possesso di informazioni adeguate riguardo alla catastrofe ambientale in corso e ai conseguenti effetti sulla salute. Questo perchè un parco bello, tranquillo, sicuro e ricco di alternative ricreative è un luogo carico di significati positivi nel nostro immaginario ipercodificato. Possiamo quindi affermare che le nostre percezioni sono profondamente influenzate dal nostro immaginario ipercodificato.
Per questo identico motivo un’area fortemente degradata sotto ogni punto di vista, che per decenni si sia stratificata di significati negativi, anche se sarà oggetto di un intervento di riqualificazione urbana riuscito, faticherà a mutare il proprio posto nell’immaginario degli abitanti e avrà bisogno di un’ottima campagna di informazione che comunichi a tutti i cambiamenti avvenuti. Meglio ancora se fatta in itinere, affinchè gli abitanti siano coinvolti nel processo di trasformazione e possano gradualmente verificare i cambiamenti. Solo con l’acquisizione di nuove informazioni, e con la loro sedimentazione attraverso la frequentazione di quel luogo, possiamo cambiare il nostro immaginario ipercodificato e, quindi, il nostro agire quotidiano.
La pubblicità, ad esempio, si appoggia completamente (a parte rari esempi) al nostro immaginario ipercodificato; se infatti vuoi veicolare in pochi secondi il tuo messaggio, senza creare alcun tipo di confusione, devi essere certo che il contesto che utilizzi per comunicarlo sia immediatamente chiaro per chiunque. Provate a pensare alla cultura italiana e al concetto ipercodificato di famiglia; adesso cercate nella vostra memoria pubblicità con famiglie allargate o coppie omosessuali. A me nel corso degli ultimi 10 anni ne vengono in mente solo 2!

4- La percezione degli abitanti è profondamente influenzata anche dalle loro aspettatative.

Immaginiamo un abitante abituato a vivere in una città modello per scelte sostenibili e qualità della vita, con parchi, mobilità pubblica gratuita ed efficiente, percorsi ciclabili e pedonali, aree pedonali, luoghi ricreativi per tutti i gusti, sia all’aperto che al chiuso, associazioni culturali, alta percezione di sicurezza, uso delle energie rinnovabili, ecc.
Immaginiamo ora un abitante di una favela, con fogne a cielo aperto, case di lamiera, plastica e cemento sotto il sole cocente, strade sterrate, ratti ovunque, quasi totale assenza di luoghi ricreativi e di scuole, bande rivali di adolescenti armati che si contendono quel nulla che c’è..
Quali saranno le loro aspettative? Quale la percezione dei luoghi in cui abitano?
L’abitante della città modello, abituato a certi standard, da per scontate cose che il cittadino della favela non potrà mai neppure immaginare, tanto da non sentirne la mancanza. Le aspettative, infatti, sono strettamente legate a ciò che conosciamo e quindi alla consapevolezza di alternative possibili; la percezione di qualità è inversamente proporzionale alle nostre aspettative. Ciò significa che, nello stesso contesto, più basse saranno le conoscenze, e quindi le aspettative, maggiore sarà la percezione di qualità e di soddisfacimento; al tempo stesso sarà minore la consapevolezza che possiamo aspirare a una qualità migliore e quindi sarà minore anche la capacità di incidere positivamente sulla nostra vita e sul contesto in cui abitiamo, per cambiarli. Su questo tema torneremo più nel dettaglio.

5- La percezione che gli abitanti hanno del luogo in cui vivono è fondamentale per tre motivi sostanziali:

  • alimenta nel corso del tempo l’attribuzione di quei significati immateriali che costruiscono l’identità dei luoghi;
  • contribuisce a definire la qualità della vita degli abitanti, come accennato al punto 4;
  • contribuisce a rafforzare/indebolire l’identità degli abitanti, con profonde implicazioni socio-culturali.

Per quanto riguarda questi 3 punti vedi, ad esempio, queste attività didattiche:

E ALLORA cosa accade quando uno studente ha cornici culturali che non gli permettono di riconosce alcuna catena semantica nel paesaggio in cui è immerso? Quando è sordo ai richiami del contesto in cui abita?

Nel post I luoghi che abitiamo ci aiutano a crescere forti? ho cercato di dare una risposta.

 

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Foto credit by Alberto Cabas Vidani  www.fotocomefare.com

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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