Se lo studente ha origini...

Nascita del nazionalismo albanese e dibattito attuale

mare in Albania

Abbiamo visto come la questione dell’identità albanese sia tutt’ora aperta, anche a causa di una morfologia territoriale che ha fortemente influenzato la storia del paese nelle diverse regioni geografiche.
Nel XIX secolo, quando nascono i movimenti nazionalisti in tutti i paesi balcanici,  in Albania gli accoliti sono genti diverse che parlano la stessa lingua.
I clan di pastori, gli agricoltori delle pianure occidentali, i funzionari dell’amministrazione e dell’organizzazione militare ottomana e i commercianti delle città principali iniziarono allora a considerarsi parte di un’unica comunità albanese.
Nel 1878 la Lega di Prizren promosse l’idea di uno stato nazionale albanese e ne stabilì il moderno alfabeto, mentre per la dichiarazione di indipendenza si dovrà attendere il 1912. Il principato ereditario di Albania, a capo del quale le superpotenze europee scelsero il principe tedesco Guglielmo di Wied, verrà definito nei confini secondo criteri di opportunità di alcuni stati (Italia e Impero asburgico in primis).
Il periodo a cavallo fra le due guerre mondiali è segnato dalle guerre balcaniche, ma per osservare un impulso nazionalista capace di permeare ogni ambito della vita sociale e privata degli abitanti, dobbiamo arrivare nell’Albania di Enver Hoxha, quando esso si trasforma gradualmente in propaganda e dogmatismo sotto la dittatura. Il disgusto nei confronti di questo clima, intransigente e caratterizzato da falso patriottismo, è uno dei fattori per cui molti albanesi che sono emigrati subito dopo il 1990 sono arrivati al punto di cambiare non solo la cittadinanza ma anche la nazionalità ai propri figli, i quali non parlano più albanese. Dopo la caduta del regime, quindi, il nazionalismo viene totalmente screditato e diventa in qualche modo sinonimo dell’isolamento, del passato, un brutto ricordo improduttivo per il nuovo sistema di valori pragmatici e, almeno in principio, democratici.
E oggi?
Oggi, nel silenzio di tutti i partiti politici, in un paese fortemente provato da una crisi economica che lo ha messo in ginocchio anche a causa di un sistema politico-economico fortemente corrotto, si assiste al tentativo, da parte di un nutrito gruppo di accademici, di provare scientificamente i miti nazional-romantici albanesi. Per approfondire il tema consiglio questi 2 articoli. L’Accademia albanese, tra pelasgi e illiri, di F. Lubomja e   Il mito delle origini, di M. Rukaj
Ecco allora una sintesi per punti dei miti che più accendono l’immaginario albanese:

  • l’etnogenesi illiro-albanese, presentando le scoperte della civiltà greco-romana come ruderi illirici;
  • le origini pelasgiche, riferendosi ad un popolo di cui non si ha alcuna traccia, se non nella toponomastica;
  • lo splendore albanese nel Medioevo;
  • la lingua albanese come brillante esempio dell’altrettanto antica civiltà albanese, al pari del greco, del latino o dello slavo, quando invece è riconosciuta come lingua mista i cui primi documenti ad oggi esistenti risalgono al periodo della controriforma;
  • la glorificazione di Skanderbeg (cattolico) come eroe nazionale;
  • l’oscuramento di 500 anni di dominio ottomano, atteggiamento oggi alimentato anche dalla speranza che ciò acceleri l’entrata del paese in Comunità europea;
  • in generale, lo slogan che il popolo albanese si è fatto strada nella storia con la spada in mano;
  • il mito della Grande Albania; sebbene ormai vecchio di un secolo, non è però immune da periodici recuperi da parte di qualcuno; si veda al proposito Il progetto della Grande Albania, pp. 277-288 degli atti del convegno L’Albania indipendente e le relazioni Italo-Albanesi

Essendo queste tesi sensazionali e di facile assorbimento, sono ben più conosciute ai cittadini dei veri sviluppi dell’albanistica istituzionale, rivolta ormai a una ristretta élite di esperti. E’ preoccupante vedere come simili tesi abbiano entusiasmato al punto da divenire convinzione inconfutabile nei forum panalbanesi su internet, luoghi dove si possono scaricare le proprie frustrazioni, specie gli albanesi che vivono all’estero, dal momento che convinzioni di questo tipo sono motivo di orgoglio. Molti analisti vedono dietro la pelasgo-illiro-mania solo un complesso di inferiorità, dovuto alla consapevolezza che a livello internazionale l’Albania sia percepita come un paese sconosciuto e di poco prestigio, per non parlare della nomea che li ha accompagnati per anni in paesi come l’Italia, dove la nostra ignoranza nei confronti di questo paese e di questo popolo si è accompagnata al primo flusso migratorio di proporzioni consistenti.
Da sottolineare che queste teorie, alla base di un nuovo nazionalismo, non nascono dal nulla; vi è un terreno pronto ad accoglierle, visto che per generazioni gli albanesi sono stati sottoposti all’educazione illirica, insegnata sin dalle elementari come unica e indiscutibile tesi sull’origine della lingua e della popolazione albanese; in realtà gli esperti sono tuttora divisi trai sostenitori della base illiro-tracia e quelli della base tracia e dacio-misica, a cui vi è da aggiungere il contesto balcanico, visto che l’albanese è una lingua tipica del gruppo balcanico.
Una delle questione più importanti e difficili da affrontare oggi nei Balcani, per scongiurare i conflitti che hanno segnato il suo passato e per impedire, in ogni modo, a nuovi o vecchi gruppi di potere economico-politico, di sfruttare l’ignoranza e la disperazione della popolazione per raggiungere i propri scopi, è quindi la revisione dei miti, studiati sino ad ora nelle scuole, favorendo invece lo studio dell’indagine storica.
Oltre a ciò, nell’ottica di una società fluida in cui vi è un continuo flusso di informazioni e di persone, si rende necessario un atteggiamento diverso anche da parte nostra, cadendo tutti, talvolta, in trappole dovute a un immaginario imperante e “distratto”.

 

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Foto credit by Ardian67

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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