Attività didattiche

Metodologie didattiche e tecniche attive di insegnamento

Che metodologie utilizziamo nelle attività proposte?

Come potrai verificare, ogni scheda didattica che ti propongo contiene la voce METODOLOGIE, in modo che tu possa farti subito un’idea dell’attività.

Ecco allora un sintetico elenco di definizioni  relative alle metodologie ed alle tecniche attive che vedrai citate.

Le spiegazioni utilizzate sono tratte dai testi F. TESSARO – Processi e metodologie dell’insegnamento – SSIS VenetoGlossario metodologico didattico di V. Martino, a cui si rimanda.

METODOLOGIA DIDATTICA. E’ lo studio dei metodi della ricerca pedagogica ed anche lo studio delle modalità dei processi di insegnamento-apprendimento. In sintesi si tratta di azioni strategiche di insegnamento, rese flessibili dal docente in base alle concrete situazioni formative ed alle particolari caratteristiche degli alunni.

In tutte le discipline (anche in quelle più teoriche) si dovrebbero attivare metodi diversi per:

  • sviluppare processi di apprendimento diversi e più autonomi (non solo quello per ricezione, ma anche per scoperta, per azione, per problemi, ecc.)
  • garantire un’offerta formativa personalizzabile (l’allievo che non impara con un metodo, può imparare con un altro)
  • promuovere e/o consolidare l’interesse e la motivazione degli studenti (alla lunga ogni metodo annoia, soprattutto un adolescente).

TECNICHE ATTIVE. Sono le attività procedurali che coinvolgono attivamente lo studente nel processo di apprendimento. Le tecniche utilizzate nelle attività didattiche proposte si caratterizzano per:

  • la partecipazione “vissuta” degli studenti (coinvolgono tutta la personalità dell’allievo);
  • il controllo costante e ricorsivo (feed-back) sull’apprendimento e l’autovalutazione;
  • la formazione in situazione;
  • la formazione in gruppo.

Le tecniche proposte si collocano nell’ambito di quattro gruppi di tecniche attive:

  1. tecniche simulative, in cui troviamo il role playing (gioco dei ruoli) per l’interpretazione e l’analisi dei comportamenti e dei ruoli sociali nelle relazioni interpersonali e l’action maze (azione nel labirinto) per lo sviluppo delle competenze decisionali e procedurali;
  2. tecniche di analisi della situazione che si avvalgono di casi reali; qui troviamo lo studio di caso e l’ incident . Con lo studio di caso si sviluppano le capacità analitiche e le modalità di approccio ad una situazione o a un problema, nell’’incident, si aggiungono le abilità decisionali e quelle predittive;
  3. tecniche di riproduzione operativa;
  4. tecniche di produzione cooperativa, tra cui troviamo il metodo del cooperative learning, per lo sviluppo integrato di competenze cognitive, operative e relazionali.

INTERDISCIPLINARIETA’. E’ una metodologia didattica che consiste nell’esaminare la realtà nelle interrelazioni di tutti i suoi elementi, superando in tal modo la tradizionale visione settorializzata delle discipline. Ad esempio, l’analisi di un ambiente storico-sociale viene effettuata coinvolgendo in modo interattivo e dinamico più discipline, come la storia, la geografia e gli studi sociali, in modo tale da favorire nell’alunno una conoscenza globale più ampia e profonda e, perciò, più significativa.

ROLE PLAYING. Il role playing (gioco o interpretazione dei ruoli) consiste nella simulazione dei comportamenti e degli atteggiamenti adottati generalmente nella vita reale. Gli studenti devono assumere i ruoli assegnati dall’insegnante e comportarsi come pensano che si comporterebbero realmente nella situazione data. Questa tecnica ha, pertanto, l’obiettivo di far acquisire la capacità di impersonare un ruolo e di comprendere in profondità ciò che il ruolo richiede. Il role playing non è la ripetizione di un copione, ma una vera e propria recita a soggetto. Riguarda i comportamenti degli individui nelle relazioni interpersonali in precise situazioni operative per scoprire come le persone possono reagire in tali circostanze. Il docente è tenuto a rispettare gli studenti nelle loro scelte e reazioni senza giudicare.
Come ogni tecnica di sensibilizzazione utilizzata a scopi formativi, anche il role playing deve essere utilizzato come tale (a scopi formativi), deve avere delle sequenze strutturate e deve concludersi con una verifica degli apprendimenti.

ACTION MAZE (azione nel labirinto). Anche questa tecnica è stata ampiamente rivisitata con l’avvento delle reti e delle tecniche di navigazione. In questo caso l’allievo fa ricerca e, ad ogni nodo, deve valutare l’importanza e il senso della nuova informazione, prendendo continue decisioni sulle strade da intraprendere o da scartare (Internet è un vero e proprio labirinto). Accanto alle competenze decisionali, la tecnica del labirinto in rete richiede anche approfondite competenze autovalutative e orientative.

STUDIO DI CASO: anatomia della complessità. Lo studio di caso consiste nella descrizione dettagliata di una situazione reale. Con esso si intende sviluppare negli studenti le capacità analitiche necessarie per affrontare sistematicamente una situazione complessa di cui sono fornite tutte le indicazioni fondamentali. Con lo studio di caso si presenta agli studenti la descrizione di una situazione reale (e in quanto tale complessa), frequente o esemplare. La situazione da esaminare può anche riguardare un caso problematico, ma bisogna non dimenticare che l’obiettivo di questa tecnica non è quello di risolvere un problema, bensì quello di imparare ad affrontare le situazioni e i problemi, ad individuarli e a posizionarli.
La descrizione viene consegnata agli studenti che, dapprima, studiano
il caso individualmente e poi lo discutono in gruppo, moltiplicando così le
alternative di approccio al caso stesso.
Accanto allo sviluppo delle capacità analitiche, il metodo dello studio di caso presenta anche altri importanti aspetti formativi, se utilizzato come tecnica di gruppo. L’interazione tra gli studenti, infatti:

  • favorisce la conoscenza delle altre persone, scoraggiando dall’emettere semplicistici giudizi nei loro confronti;
  • permette di capire come le stesse situazioni o problemi possano essere valutati in modo diverso da persone diverse;
  • consente di abbattere facili generalizzazioni, utili soltanto come difese individuali;
  • sensibilizza e forma alla interazione e alla discussione creando condizioni che facilitano una migliore comprensione reciproca;
  • mette in evidenza le difficoltà che presenta il pensare ad un problema reale e il giungere ad una eventuale soluzione di gruppo.

All’inizio delle esperienze con i casi gli studenti sono ansiosi di conoscere le risposte ai vari interrogativi e le soluzioni adottate nella realtà. Dopo un po’ comprendono che è più importante imparare il processo di analisi per arrivare alla soluzione piuttosto che “indovinare” la soluzione in sé.

INCIDENT. L’incident può essere considerato una variante dello studio di caso, benché si differenzi da esso sia per l’oggetto di studio che per la tecnica didattica. L’oggetto dell’incident, infatti, è sì una situazione reale, ma è una situazione di emergenza, in procinto di esplodere, può diventare un incidente di percorso. Anche con l’incident, quindi, gli studenti devono dimostrare competenze analitiche, e non soltanto per individuare le strategie di approccio, ma soprattutto per sviluppare le abilità decisionali atte a superare favorevolmente l’emergenza.
Anche nell’incident, come con lo studio di caso, il docente predispone accuratamente tutti gli elementi connessi alla situazione per poter effettuare una presentazione chiara e sintetica agli studenti; la progettazione dell’intervento, pertanto, è analoga a quella dei casi. Nell’incident, però, varia la tecnica didattica. La descrizione non richiede che qualche minuto poiché il materiale presentato agli studenti è volutamente mancante di molti elementi.

APPRENDIMENTO COOPERATIVO. L’apprendimento cooperativo è un metodo didattico-educativo di apprendimento costituito dalla cooperazione fra gli studenti, ciascuno dei quali mette a disposizione del gruppo il suo sapere e le sue competenze. Apprendere in gruppo si rivela molto efficace non solo sul piano cognitivo, ma anche per quanto riguarda l’attivazione dei positivi processi socio-relazionali, ciascun componente, infatti, accresce la propria autostima, si responsabilizza nei processi di apprendimento, cresce nelle abilità sociali, imparando a cooperare per il conseguimento di un obiettivo comune. A seconda dell’attività da svolgere, il docente può creare lui stesso i gruppi, che potranno essere di livello, di compito, elettivi, misti, oppure lasciare gli studenti liberi di unirsi in gruppo.

CIRCLE TIME. Il circle time è considerato una delle metodologie più efficaci nell’educazione socio-affettiva. I partecipanti si dispongono in cerchio con un conduttore che ha il ruolo di sollecitare e coordinare il dibattito entro un termine temporale prefissato. La successione degli interventi secondo l’ordine del cerchio va rigorosamente rispettata. Il conduttore assume il ruolo di interlocutore privilegiato nel porre domande o nel fornire risposte. Il circle time facilita e sviluppa la comunicazione circolare, favorisce la conoscenza di sè, promuove la libera e attiva espressione delle idee, delle opinioni, dei sentimenti e dei vissuti personali e, infine, crea un clima di serenità e di condivisione facilitante la costituzione di un qualsiasi nuovo gruppo di lavoro o preliminare a qualunque successiva attività.

METODO EURISTICO. L’euristica è l’arte della ricerca, cioè quella parte della scienza che si occupa di scoprire i fatti, ciò che succede. In pedagogia il metodo euristico è anche conosciuto come il metodo della scoperta e consiste nel condurre gradualmente l’alunno a scoprire da solo ciò che si desidera egli conosca mediante un costante ed attivo suo coinvolgimento nei percorsi di ricerca e d’interpretazione. Così operando, l’alunno padroneggia le conoscenze acquisite ed è in grado di utilizzarle nelle fasi di apprendimento successivo.

METODO EURISTICO-PARTECIPATIVO: la ricerca-azione in classe. Lo scopo della ricerca-azione è il cambiamento, delle persone, delle relazioni, del contesto. Metodologicamente il ciclo della ricerca-azione comprende le seguenti fasi:

  1. Identificazione dei problemi da risolvere, delle cause di quei problemi, dei contesti e degli ambienti in cui i problemi si collocano, delle risorse a disposizione e dei vincoli che costringono a fare determinate scelte.
  2. Formulazione delle ipotesi di cambiamento e dei piani di implementazione.
  3. Applicazione delle ipotesi nei contesti-obiettivo dei piani formulati, (non si parla più, ma si agisce).
  4. Valutazione dei cambiamenti intervenuti e revisione dei progetti e dei piani adottati.
  5. Approfondimento, istituzionalizzazione e diffusione capillare delle applicazioni con valutazione positiva.

Con la ricerca-azione gli studenti comprendono la complessità dei sistemi in cui l’uomo interviene, la fluidità delle ipotesi progettuali e in particolare:

  • l’ammutinamento delle variabili: quando interviene il fattore umano è alquanto difficile isolare e bloccare le variabili;
  • la parzialità del punto di vista del ricercatore e il conseguente bisogno di comparare tutti i punti di vista, la relatività del singolo non è più un limite, ma si trasforma in valore se tutti gli attori sono ricercatori;
  • la necessità di immergersi nella situazione studiata facendo ricerca sulla situazione-problema, lo studente fa ricerca su se stesso; con la ricerca-azione non si è esterni, distaccati, ma coinvolti, corresponsabili);
  • la presa in carico di percorsi euristici di ricerca.

CAMMINATA DI QUARTIERE. La camminata di quartiere è un metodo partecipativo che può essere utilizzato quale tecnica di “ascolto attivo” del territorio. La camminata di quartiere consiste nel riconoscimento dell’importanza di una conoscenza non solo ordinaria, ma anche percettiva, attiva, spaziale, che emerge e si configura a partire dall’andare a vedere di persona. Affinché la camminata di quartiere con gli studenti sia efficace, è importante che sia preceduta da un’accurata fase di preparazione, in modo da fornire gli strumenti utili per osservare con maggior accuratezza il contesto in cui abitano. La fase preparatoria sarà mirata ad assicurare il massimo coinvolgimento possibile degli studenti durante la camminata.

RICERCA QUALITATIVA SUL CAMPO. L’INTERVISTA. L’intervista viene definita come “ Scambio verbale fra due persone, una delle quali cerca, ponendo delle domande più o meno rigidamente prefissate, di raccogliere informazioni o opinioni dall’altra su un particolare tema” (Mantovani, 1995). Il ruolo dell’intervistatore sarà quello di orientare l’intervista attraverso l’ascolto attivo, nell’ambito di una comunicazione che dovrà avere obiettivi espliciti. L’intervistatore  dovrà manifestare il suo rispetto per l’intervistato, che dovrà sentirsi accettato e non giudicato.

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Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

Commenti

  • Ciao Laura! Prima di tutto, complimenti, l’articolo è molto interessante.
    Sono anch’io architetto e da poco mi sto approcciando al mondo della scuola pubblica, in particolare della scuola secondaria di primo grado.
    Come probabilmente saprai, grazie alle supplenze mi sono trovata catapultata in questo mondo senza avere delle basi solide, o anche semplicemente senza una vaga idea da cui partire: mi piacerebbe avere spunti su quali attività proporre e su come concepire la lezione.
    Ti sarei infinitamente grata se potessi darmi qualche spunto e del materiale su cui lavorare!!
    A presto,
    Michela

    • Cara Michela,
      mi scuso moltissimo per il ritardo della mia risposta, anche se spero che, curiosando un po’ su questo sito, tu abbia trovato qualche suggerimento! La materia di tecnologia nella scuola secondaria di primo grado si presta molto bene sia alla sperimentazione delle tecniche attive di insegnamento sia all’esplorazione di tematiche attualissime (intercultura, risparmio energetico, ecc.)!! Per quanto riguarda la sperimentazione di metodologie, accattivanti e adeguate alle diverse intelligenze che si trovano in classe, ti consiglio di leggere l’articolo Metodologie didattiche e tecniche attive di insegnamento e Imparare ad apprendere con il lavoro di gruppo; in ogni caso troverai alcuni esempi pratici nelle attività didattiche specifiche, come ad esempio quelle inerenti il risparmio energetico e l’intercultura
      Uno degli strumenti più efficaci per la spiegazione di alcuni temi cruciali della nostra materia, ad esempio, è la camminata di quartiere; una volta spiegato ai ragazzi cosa devono guardare, saranno in grado, con il tuo aiuto, di valutare la qualità della vita del contesto urbano che farai loro esplorare, individuando le relazioni che esistono fra le scelte effettuate da amministratori e cittadini e gli effetti concreti nel loro agire quotidiano: le barriere architettoniche, il risparmio energetico, la tipologia delle abitazioni, la qualità del verde urbano, la qualità degli spazi pubblici, ecc. Come vedrai, ogni articolo ti rimanderà ad attività ulteriori che si agganciano benissimo alla programmazione curricolare.
      Un altro grande tema che ti consiglio di affrontare è quello che presento nell’articolo tradizioni abitative e bioarchitettura
      Anche in questo caso si tratta di suscitare l’interesse degli studenti attraverso la loro esperienza diretta, stimolando lo spirito critico e rafforzando la loro identità in una logica di complessità. Anche le attività didattiche legate a Identità collettiva. Se pietre e mattoni potessero parlare… potrebbero fornire interessanti spunti di approfondimento, soprattutto se coinvolgi anche il docente di storia e italiano.
      In ogni caso ti consiglio di curiosare in questo sito perchè sono certa che potrebbero venirti in mente ulteriori idee..anzi, ti sarei davvero grata se poi tu volessi condividerle in questo spazio!!
      Prossimamente aggiungerò altri articoli specifici riguardo a modalità lavorative molto interessanti e divertenti. Per ora ti saluto e ti auguro una buona estate!!

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