Attività didattiche

Le nuove guerre spiegate agli studenti più giovani. Sarajevo

LE CITTA’ DEGLI ABITANTI.  Città e memoria, intelligenza emotiva,  intelligenza sociale, competenze di cittadinanza attiva.

A CHI SI RIVOLGE: Studenti di 9-12 anni.

DOVE SI SVOLGE: In aula, nell’ambito del gruppo classe.

OBIETTIVI:

  • Stimolare l’intelligenza emotiva;
  • stimolare l’intelligenza sociale e il riconoscimento della complessità
  • stimolare le competenze di cittadinanza attiva:
    • comunicare e comprendere;
    • collaborare e partecipare;
    • individuare collegamenti e relazioni;
    • agire in modo autonomo e responsabile;
    • acquisire ed interpretare l’informazione;
    • risolvere problemi.

METODOLOGIE: metodo euristico, action maze, ragionamento critico, scrittura creativa.

AREE CURRICOLARI: Interdisciplinare, con particolare attinenza con le materie di italiano, storia, geografia, religione.

SVOLGIMENTO:

INTRODUZIONE

Come abbiamo visto nel post Cosa sono le nuove guerre?, il conflitto di Bosnia Herzegovina è stato il primo ad essere classificato in questo modo. Nel corso del tempo, purtroppo, questa tipologia di conflitto sembra essere diventata endemica. Sebbene con differenze anche molto significative nelle cause e nelle dinamiche, oggi numerosi popoli stanno soffrendo situazioni similari. Non di rado i nostri studenti provengono da quelle aree geografiche: Ex- Jugoslavia, Congo, Costa d’avorio, Uganda, Ruwanda, … Come rendere comprensibili vicende così complesse? Come suscitare l’attenzione degli studenti? Come affrontare temi così delicati con studenti molto giovani?
In questo post ti propongo una tipologia di percorso attraverso cui puoi confrontarti con i tuoi studenti.
Per accedere alle informazioni di base puoi leggere i post relativi alla Bosnia Herzegovina. Per maggiori informazioni sulla città di Sarajevo, invece, oltre al mio saggio Sarajevo. Le città degli abitanti, ti consiglio anche Sarajevo. Il centro dl mondo e Il diario di Zlata.
Per maggiori approfondimenti e riflessioni su questa attività, puoi vedere il libro La scuola delle opportunità, pp. 167-178.
Ecco allora una sintesi del percorso svolto, che puoi copiare o utilizzare come fonte di suggerimenti, mutuando il metodo per presentare altre città e contesti, che magari conosci meglio o che sono più funzionali rispetto al tuo gruppo classe.
In ogni caso ricordo le parole di Gardner, il quale concorda sul fatto che il caso bosniaco sia didatticamente esemplare. Come vedrai lo psicologo si riferisce a studenti della scuola secondaria superiore, ma ti assicuro che se adotterai il metodo che ti presento, potrai iniziare ad affrontare alcuni temi scottanti e attuali anche con studenti più piccoli!
GARDNER: Gli studenti imparano alcuni argomenti importanti, cari alla cultura, e si impossessano di alcuni strumenti. Se vogliono conoscere altre cose oltre a quelle su cui si sono concentrati, potranno studiarle all’università o impararle per proprio conto, hanno il resto della vita per farlo.
JB : E come si verifica e si valuta quello che hanno imparato?
GARDNER : Si chiede loro di fornire dimostrazioni pratiche di quanto hanno capito. Si dà loro del materiale che non hanno mai incontrato prima, e si chiede di darvi un senso: “Avete studiato l’Olocausto?” “Bene, vi racconterò della Bosnia, o di che cosa è successo in Armenia nella prima guerra mondiale. E voglio che voi ne parliate, o ne scriviate, o le rappresentiate. Dovete aiutarmi a capire che cosa è successo e dirmi in che modo ciò che è avvenuto in Bosnia o in Armenia è simile o diverso da ciò che avvenne in Germania. Estendete il vostro pensiero. Usate le vostre conoscenze in una situazione nuova.”

INIZIAMO!
Insieme all’insegnante di italiano e storia avevo concordato di affrontare con gli studenti più piccoli (11 anni) due temi centrali su cui riflettere:

  • carattere del conflitto
  • sue conseguenze nella vita quotidiana delle persone, durante e dopo il conflitto

Dal punto di vista metodologico il mio obiettivo è stato quello di preparare racconti per immagini che aiutassero gli studenti ad ampliare il loro immaginario e permettessero di rispondere ad alcune domande chiave:

  1. Cos’è accaduto a Sarajevo, la Gerusalemme dei Balcani, durante l’ultimo conflitto?
  2. Quali dinamiche hanno convinto una parte degli stessi abitanti ad assediare i loro vicini di casa, i parenti, gli amici?
  3. Dopo la guerra cosa significava per gli abitanti vivere a Sarajevo? Era la stessa città quella che vivevano? Condividevano la stessa identità collettiva? I luoghi avevano gli stessi significati per gli abitanti
    • restati durante il conflitto?
    • scappati e tornati dopo la fine del conflitto?
    • rifugiatisi a Sarajevo durante il conflitto?
    • immigrati interni giunti al termine della guerra?
    Insomma, l’iper-testo Sarajevo parlava a tutti nello stesso modo?
  4. Cosa ci insegna la storia di questo popolo?

Come fare? Niente paura! Adesso ti spiego come ci sono riuscita

Innanzitutto ho mostrato una mappa che avevo fatto precedentemente, per visualizzare il carattere multi-culturale e multi-religioso della città sin dalle sue origini.
Saraj (640x500)

In verde i primi insediamenti musulmani, in giallo il primo insediamento ebraico, in rosso i primi insediamenti cattolici, in viola i primi insediamenti ortodossi.

Attraverso alcuni racconti ho presentato la città europea, vivace, colta, multiculturale e multireligiosa che si affacciava alla guerra. Sempre attraverso alcuni episodi significativi ho spiegato la propaganda nazionalista messa in atto per circa 10 anni da alcuni politici ex-comunisti che non volevano perdere il potere.. e gli studenti hanno notato alcune analogie inquietanti con alcuni politici e trasmissioni televisive del nostro paese…
Quindi ho raccontato molto sinteticamente chi erano gli antagonisti durante la guerra, raccontando episodi significativi che li aiutassero a ricordare senza confusione chi era contro chi e perchè. Li abbiamo poi visualizzati su una carta che rappresenta Sarajevo sotto assedio.
Sarajevo sotto assedio (800x509)
Approfittando dei racconti ascoltati durante la mia ricerca sul campo, ho svolto una parte del lavoro attraverso racconti per immagini; le foto scelte rappresentavano luoghi altamente significativi per l’identità della città, luoghi che durante la guerra si sono caricati di ulteriori significati. Per ogni foto scelta ho raccontato fatti veri accaduti durante o dopo la guerra. Ogni luogo è stato visualizzato dagli studenti sulla carta, dove iniziavano a muoversi con una certa famigliarità.
Ecco di seguito alcune delle foto mostrate. Quella che ti mostro è la storia del conflitto raccontata attraverso il patrimonio arboreo. Più un paio di immagini per dare un’idea.
Sarajevo. La grande Aleja
Questa è un’immagine della grande Aleja, maestoso viale che per alcuni chilometri accompagna il cittadino verso la sorgente del fiume Bosna; è uno dei simboli del parco di Vrelo Bosne e della città. Durante l’ultimo conflitto il parco, insieme a tutta Ilidza, era sotto il controllo dei nazionalisti; l‘importanza simbolica di questo luogo (che pur essendo fisicamente distaccato dalla città ne è elemento integrante da sempre), si può facilmente comprendere da un episodio accaduto durante il conflitto: per distruggere il morale dei cittadini sotto assedio, i nazionalisti avevano fatto circolare l’informazione, falsa, che tutti gli alberi dell‘Aleja, piantati durante la dominazione austro-ungarica, erano stati tagliati. L’obiettivo fu raggiunto, nel senso che la notizia creò un forte senso di perdita e sgomento tra la popolazione. Che gioia scoprirli ancora  al loro posto alla fine della guerra!!
parco Vrelo Bosne
Monte Igman da Vrelo Bosne
Al valore che il parco possedeva se ne è aggiunto oggi uno di carattere fortemente emotivo: il monte Igman, alle spalle di Ilidza, rappresenta nell’immaginario collettivo la via della salvezza. Durante il conflitto è stato infatti il passaggio obbligato per chi stava scappando dalla morte: i cittadini sotto assedio che cercavano di scappare all’estero, gli abitanti che nella città sotto assedio cercavano rifugio da una morte sicura altrove, Srebreniza, Vukovar…
MINE!
Questo cartello fiancheggiava (ora non so) la grande Aleja ancora dopo molti anni; posizionato in un unico punto, si riferiva a tutto il versante della montagna, sebbene non vi fosse alcun tipo di recinzione che dividesse il sicuro viale dall’area ancora minata. Chi intraprendeva l’Aleja dalla parte di Ilidza ne era informato solo al termine del percorso. Tutti gli abitanti sapevano…Una delle prime cose di cui eri informato quando arrivavi a sarajevo era di non camminare fuori dall’asfalto, soprattutto in alcune zone.Una volta l’ho dimenticato, proprio sul Trebevic, la montagna ancora minata..e ho rischiato di morire d’infarto! Il NOOOOOOOOOOOOO più deciso della mia vita.

Giardino a Sarajevo

Questo giardino, all’interno della città assediata, è stato completamente spogliato durante il conflitto. La legna serviva per scaldarsi e per cucinare..insomma, per sopravvivere.
Volsonovo Setaliste

Vilsonovo Setaliste, il viale degli innamorati. Una parte del viale era sulla linea di confine, davanti al quartiere di Grbaviza, sotto il controllo nemico. Unico elemento di separazione era il torrente che attraversa la città in tutta la sua lunghezza. Qui gli alberi sono restati, troppo pericoloso tagliarli..il viale è stato anche minato, per impedire ai nemici di avanzare in città. Ancora dopo anni, e dopo che avevano sminato l’area, alcuni cittadini preferivano non calpestare l’erba…
Giardino nel centro storico di sarajevo
Giardino in centro, un tempo cimitero musulmano. Qui le forze dell’ONU salvaguardavano il patrimonio della città, impedendo di abbattere gli alberi
quartiere di Grbavica
A Grbavica, un quartiere sotto il controllo del nemico, era proibito tagliare gli alberi per sopravvivere. Chi non rispettava la norma andava incontro alla pena di morte.
Sarajevo. La città nascosta
La città nascosta.
Chiunque, passando davanti a questo edificio, avrebbe potuto vedere un telone di plastica rossa, utilizzato durante la stagione estiva per prolungare lo spazio utile del ristorante. L’immagine è rimasta intatta sino a quando non ho scoperto che qui torturavano le persone. Le urla erano così forti e insostenibili, giorno e notte, che gli abitanti cercavano di resistere alzando al massimo il volume della musica. E non ci interessa conoscere chi erano i torturati e chi i torturatori; ogni quartiere dopo il conflitto aveva i suoi fantasmi e ancora dopo molti anni, a livello conscio o inconscio, una parte degli abitanti, camminando per le strade, ne immaginava di nuovi, a lei sconosciuti, forse in realtà inesistenti.

Ponticello a Vrelo Bosne
Questo è uno dei ponticelli che puoi trovare nel parco di Vrelo Bosne. Un luogo diventato speciale negli anni per due amiche ormai 60enni. Una decina di anni fa le ho incontrate durante una passeggiata lungo la grande Aleja e mi hanno raccontato la loro storia. Questo luogo rappresentava la loro amicizia pluridecennale. Su questo ponticello, da quando erano piccole, sono venute tutti gli anni per farsi fare una foto. Un rituale interrotto solo durante la guerra, e dopo…Durante il conflitto una di loro era riuscita a scappare in Canada mentre l’altra era restata. Dopo alcuni anni l’amica canadese era tornata nella sua città e aveva cercato l’amica del cuore..vive! Erano vive entrambe. Era la prima volta che l’amica canadese ritornava a Sarajevo dopo la guerra e quell’anno ho avuto l’onore di partecipare a un rito che si stava rinnovando. Oggi anche per me quel ponte è diverso dagli altri.

Alcune delle domande che a questo punto puoi rivolgere agli studenti, in relazione alle foto mostrate e ai racconti fatti, possono essere queste:
Oggi le due amiche vedono la stessa città? I luoghi hanno per loro gli stessi significati? La stessa memoria? Affinchè tutti capiscano il senso di ciò che stai dicendo, chiedi agli studenti di immaginare (e raccontare) che parco percepiscono le due amiche. Uguale? Diverso? Perchè?

Tenendo presente la carta di Sarajevo sotto assedio abbiamo anche letto alcune pagine scelte da Il diario di Slata, una ragazzina loro coetanea che descrive le sue giornate durante l’assedio.
A questo punto abbiamo visto insieme il bel film Il cerchio perfetto, dove gli studenti, con grande emozione, hanno ritrovato alcuni dei luoghi già visti o menzionati. I protagonisti della storia sono due fratelli loro coetanei e questo è stato determinante per fare amare il film. Oltre al fatto che nella storia sono presenti alcuni temi, come quello degli alberi, che avevo spiegato nel racconto per immagini: gli studenti hanno colto sfumature che altrimenti sarebbero state incomprensibili.

UNITA’ DIDATTICA MINIMA

  • 2 ore: Introduzione dinamiche pre- conflitto e conflitto, lettura delle 2 carte;
  • 2 ore racconto per immagini;
  • 2 ore commento delle pagine del diario di Zlata e individuazione sulla carta della città sotto assedio dei luoghi citati e visti in foto;
  • 2 ore visione film;

I lavori che gli studenti possono svolgere nel corso degli incontri sono i seguenti:

  • Ricerca su Sarajevo, scritta e/o per immagini, commentata in classe;
  • Ricerca sulla guerra a Sarajevo, commentata in classe;
  • Racconto: Immagina che tre persone (una potresti essere tu) si incontrino in un luogo per loro significativo e dilata la città con i loro ricordi. In questo caso, per mia esperienza, quasi tutti gli studenti sceglieranno di incontrarsi con due cittadini in un luogo che li ha particolarmente colpiti. La maggior parte di loro si immaginerà turista, quindi vergine, o quasi, di memoria.
  • Disegni. Racconta attraverso uno o più disegni un luogo di Sarajevo che ti è rimasto impresso.
  • Racconta un luogo della città che ti è rimasto impresso e spiega perchè. Quando spieghi il perchè fai riferimento al tuo modo di essere e/o a tue esperienze personali.
  • Commenta il film che abbiamo visto insieme. Ti è piaciuto? Perchè? Cosa ti ha colpito maggiormente?

 

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Immagine di copertina dall’archivio fotografico del giornale Oslobodjenje

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono architetto, operatrice di Teatro Sociale® e docente di sostegno. Da ormai 15 anni, prima come esperta esterna ed ora come docente interna, faccio progetti inclusivi nelle classi. Nella sezione delle Attività didattiche troverai qualche spunto per affrontare le lezioni in modo diverso. Per esperienza posso assicurarti che le metodologie utilizzate sapranno coinvolgere TUTTI i tuoi studenti su qualsiasi argomento, più o meno ostico, tu voglia proporre. TUTTI senza eccezioni! Con risultati sorprendenti

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