L'insegnante nella società-mondo

L’ascolto attivo. 8 regole per andare a scuola felici

Com’è cambiato il ruolo degli insegnanti, in classi a volte molto eterogenee dal punto di vista culturale? Che questioni pone in gioco questa eterogeneità? Cosa significa, nella prassi di tutti i giorni, essere facilitatori di processi creativi?
Sono certa che sai bene di cosa sto parlando! I fattori in gioco sono diversi e non necessariamente legati al discorso interculturale. Stiamo infatti riflettendo non solo su dinamiche relazionali che avvengono in sistemi complessi, ma anche su tematiche caratterizzate da un elevata complessità! Se a ciò aggiungiamo il fatto che fare l’insegnante significa diventare leader riconosciuti di un gruppo di persone complesse che si ha il compito di formare, educare e istruire..beh, si capisce perchè il mestiere del docente sia considerato molto usurante sul piano emotivo!
E ALLORA?!?! Il docente ha spesso dalla sua un’arma segreta dal potenziale inimmaginabile: la passione che lo spinge a scegliere questo lavoro. La passione infatti moltiplica l’effetto di alcuni strumenti fondamentali: interesse per la materia/le materie che insegna e per l’autorealizzazione degli studenti, determinazione, creatività. D’altra parte la passione per il proprio lavoro può anche nascere sul posto di lavoro stesso, se si creano le premesse giuste: dirigente all’altezza del ruolo, gruppo docente collaborativo, possibilità di formazione continua di qualità, strumenti didattici adeguati rispetto alle sfide con cui ci si deve confrontare tutti i giorni. Queste precondizioni, intimamente legate fra loro, permettono a ciascun singolo insegnante di fare bene il proprio mestiere, con effetti sorprendentemente concreti non solo sulla sua qualità della vita, ma anche sulla qualità della vita della società che contribuiscono a costruire.
Prima di addentrarci nel merito degli stumenti adeguati nei sistemi complessi, quelli che permettono all’insegnante di svolgere il proprio lavoro in un clima armonioso, vediamo quale sia la premessa implicita condivisa dagli insegnanti di molte culture che l’insegnante stesso deve mettere in discusione.
Le società sono in continua trasformazione e in molti paesi non si può più fare affidamento sulla premessa implicita che il docente è l’autorità indiscussa, il faro che bisogna seguire sempre e comunque. Essere leader riconosciuti del proprio gruppo classe, oggi, non è facile come lo era un tempo. Il docente che riesca a lavorare in classe grazie alla capacità di creare un clima di “terrore” fra gli studenti non è più adeguato rispetto agli obiettivi di una pedagogia che è andata in altre direzioni. Se lo scopo è infatti quello di formare innanzitutto persone autonome, libere e capaci di esprimersi al meglio delle loro potenzialità, cittadini dotati di senso critico e in grado di collaborare attivamente e creativamente alla costruzione di una società migliore, l’atteggiamento di tipo autoritario va in tutt’altra direzione. Le domande che oggi dobbiamo porci sono sostanzialmente due: vogliamo formare sudditi o cittadini? Lo studente che ci abbandona durante il percorso, o che non ci segue, o che si ribella, è unico responsabile oppure è anche il frutto della nostra inadeguatezza?
Oggi al concetto di autorità va sostituito quello di autorevolezza. Non sono il leader in quanto docente, sono un docente che si guadagna sul campo il ruolo di leader nel gruppo che contribuisco a creare. Con due grandi vantaggi: ho un’esperienza di vita maggiore degli studenti e posso utilizzare strumenti che mi aiutano a conquistare la loro fiducia, e quindi la loro collaborazione.
Quali sono allora questi strumenti didattici? Forse potrai pensare che li ritenga una bacchetta magica..leggendo quanto segue vedrai che metterli in pratica richiede per molti un cambiamento significativo di approccio, trasformarli in modus operandi quotidiano del gruppo necessita uno impegno continuo. Ciò che ti attende, in compenso, sono grandi gratificazioni e un netto miglioramento non solo della vita scolastica, ma anche dei riscontri in ambito didattico! Questo, nella mia esperienza, te lo posso garantire. E poi le ore a scuola non solo saranno meno stressanti, ma vi saranno maggiori occasioni piacevoli per tutti. Siamo persone in continua evoluzione e anche se talvolta può sembrare faticoso, essere aperti all’imprevedibilità delle esperienze può riservare sorprese energizzanti. Ho sempre pensato che fare un lavoro bene o farlo male richieda più o meno lo stesso quantitativo di energie. Sei d’accordo? Allora vediamo come utilizzare le nostre al meglio!!
Eccoci finalmente arrivati agli strumenti didattici strategici, che possiamo definire come indicazioni per mettere in pratica l’ascolto attivo. Le attività didattiche presentate nelle schede ti potranno suggerire poi alcuni modi, diretti o indiretti, per metterle in pratica insieme agli studenti. Le ricopio direttamente dal libro di Marianella Sclavi, una ricercatrice e docente universitaria i cui libri mi hanno aiutato a sintetizzare una fase della mia formazione teorica e mi hanno dato nuovi impulsi. Per questo motivo ti suggerisco di leggere almeno quello che ho lincato. Puoi trovare le 7 regole dell’ascolto attivo su diversi siti in rete, dove sono riportati anche alcuni commenti e articoli dell’autrice.

Le Sette Regole dell’Arte di Ascoltare, a cui mi sono permessa di aggiungere l’ottava!

1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca
2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

A queste sette regole, per facilitare il già difficile ruolo dell’insegnante nell’ambito del gruppo classe, io mi permetto di aggiungere un’ottava regola, specifica per chi svolga il ruolo di facilitatore di processi creativi. Le difficoltà con cui si confronta quotidianamente l’insegnante, moltiplicate in classi dove coesistono diverse cornici culturali, possono infatti essere bilanciate da un bagaglio di informazioni che lo aiutino a cogliere, nelle dinamiche in atto, il punto di partenza per una meta comunicazione ristoratrice.

8. Per rendere più semplice il tuo ruolo di facilitatore/facilitatrice nel gruppo classe, informati sull’universo dei riferimenti culturali che arricchiscono la comunità di cui sei leader.

La regola 8 implica necessariamente una formazione finalizzata a cogliere il carattere di un paese. Ho cercato di sintetizzare le ricerche, dirette e indirette, fatte relativamente ad alcuni paesi per dare un’idea di cosa credo possa essere utile sapere. Naturalmente conoscere le premesse implicite di una cultura significa avere, o aver avuto, esperienze dirette e continue con quel popolo; quando ciò non sia fattibile, lo studio di alcuni elementi significanti permette almeno di sapersi orientare in un universo che non ci appartiene. Nella categoria Quando lo studente ha origini… troverete alcune sintesi che ho preparato per i docenti a cui faccio formazione. Negli ultimi anni sto approfondendo due aree geografiche distanti fra loro che mi interessano particolarmente: il Magreb e la Cina.
Se avete materiale che ritenete interessante, tipo tesi di laurea o di dottorato, diari di viaggio o altro, vi sarò grata se vorrete condividerli con me!

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Foto credit by Luca Nisalli

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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