Se lo studente ha origini...

La religione in Albania. Breve excursus nel corso della storia

Per fare questo excursus ho attinto a piene mani  da un articolo on line pubblicato su balcanicaucaso, che ovviamente ti invito a leggere!
Uno degli aspetti più importanti del periodo di transizione post-comunista in Albania è la ricomparsa delle fedi religiose dopo l’abolizione della norma, emanata nel 1967, che vietava tutte le forme di pratiche religiose. La moderazione con cui gli albanesi hanno riabbracciato le religioni rispecchia l’atteggiamento personale e cauto che hanno tradizionalmente avuto verso il benessere spirituale. Nell’arco della loro movimentata storia gli albanesi, come spesso accade in regioni geografiche molto povere e difficilmente raggiungibili, hanno mantenuto sempre una forte componente pagana, vivendo le conversioni religiose in relazione alle convenienze del momento. Ricordo, fra l’altro, che rituali religiosi afferenti a diversi credi convivevano pacificamente fra loro, insieme ai rituali pagani, fino al XX secolo.
E’ famosa ancora oggi la frase di Pashko Vasa (cattolico, in servizio come alto funzionario dell’Impero Ottomano) che diceva “Non guardate chiese e moschee. La religione degli albanesi è l’albanesità.” Se da un lato questo monito è stato funzionale al movimento nazionalista nascente, dall’altro è sempre stato interpretato come sintesi del carattere inter-religioso della cultura albanese. Ancora oggi tale affermazione è utilizzata per testimoniare il fatto che il concetto di nazione non si è mai identificato con la questione religiosa.
Dopo il disfacimento dell’Impero Ottomano e la formazione dello Stato indipendente albanese nel 1912, il governo si proclamò laico. Le esperienze delle Guerre Balcaniche e della Prima Guerra Mondiale hanno comportato l’esigenza di accantonare ogni distinzione religiosa in nome dell’appartenenza allo stessa comunità. Per questo motivo nel periodo tra le due guerre mondiali non si conosce in Albania una religione ufficiale di stato: veniva garantita la piena libertà di culto a tutte le confessioni religiose.
Dopo la vittoria del comunismo, nel 1945, gli albanesi  erano inizialmente  liberi di professare la propria fede. La forte spinta per educarli a capire ed accettare l’ideologia socialista, però, mirava alla distruzione dei costumi e delle vecchie tradizioni, patriarcali e conservatrici. Fu così che nel 1967 la religione venne bandita e tutte le pratiche religiose interdette; ciò fece dell’Albania il primo stato totalmente ateo nel mondo.  L’articolo 55 del codice penale prevedeva la reclusione da 3 a 10 anni per chi facesse propaganda religiosa, producesse o distribuisse scritti religiosi; molte in realtà furono le persone giustiziate senza processo.
Dopo il crollo del regime monopartitico, nel 1991, fu abolita l’interdizione delle pratiche religiose; ciò determinò una rinascita graduale della religiosità, che comportò il restauro e la ricostruzione di chiese e moschee. La ricomparsa della religione nella città musulmana di Scutari è un esempio paradigmatico della tradizionale armonia albanese: Scutari è infatti anche la culla spirituale dei cattolici di questo paese. Nel 1992 fu riaperta la chiesa cattolica della città, dopo che gli abitanti musulmani, a rischio della propria vita, avevano aiutato i propri concittadini cattolici nella sua ricostruzione (1990). Un aiuto che i vicini cattolici avevano prontamente ricambiato per garantire la riapertura della moschea di Scutari.
La fine della dittatura segnò quindi l’inizio di un processo di ricostruzione dei luoghi di culto disseminati sul territorio. In tutta onestà occorre dire che il comunismo, suo malgrado, ha dato un contributo notevole per la convivenza e la solidarietà tra le varie componenti religiose. Se il fatto di bandirle non ha impedito alla popolazione di professarle in gran segreto, lo spirito fortemente laico che permeava la società durante la dittatura ha di fatto incrementato notevolmente il fenomeno dei matrimoni misti. Oggi è assai comune che all’interno della stessa famiglia coesistano più religioni.

Cosa accadde allora quando la religione tornò ad essere libera? Esattamente come prima della dittatura, gli albanesi si ritrovarono in maggioranza musulmani, bektashi (componente molto moderata di musulmani),  ortodossi e cattolici.

E’ invece interessante analizzare cosa si mosse intorno a loro.

Gli emigrati ricchi della diaspora incominciarono a finanziare la costruzione di nuovi edifici di culto, soprattutto moschee (in maggioranza musulmani), nei propri villaggi d’origine, mentre molti stati stranieri versavano aiuti e mandavano esperti per la costruzione e il restauro degli edifici religiosi.
E’ a partire dalla metà degli anni ’90 che si inizia ad assistere ad una sorta di rincorsa, da parte di comunità religiose esterne al paese, sia cristiane che musulmane, verso forme radicali. In questo periodo in Albania si fanno sempre più presenti i rappresentanti dei più svariati culti, dagli evangelisti cristiani-Battisti ai mormoni, dai testimoni di Geova ai mussulmani radicali; sono tutti in competizione tra loro nell’offrire stimoli materiali (università gratuite, beni alimentari, vestiario e visto di lavoro greco, solo per fare alcuni esempi) per invogliare la popolazione a convertirsi. Per quanto concerne l’avanzata dell’islam conservatore, il fenomeno più temuto dalle società occidentali, al di là dell’aumento graduale delle donne con il velo, la stragrande maggioranza dei musulmani albanesi sono fieri della propria tradizione di tolleranza e maturità religiosa. Per comprendere bene, però, quali siano le forze in campo, è interessante menzionare il conflitto tutt’ora esistente in seno alla comunità islamica; da un lato gli anziani, i sostenitori dell’interpretazione liberale e tradizionale dell’Islam e dall’altro i giovani che, appena rientrati dal percorso di studi effettuato nei paesi arabi o in altri paesi dove vige un Islam più radicale, optano per credi più ortodossi. Questo fenomeno è ancora oggi una fonte di preoccupazione per i membri della comunità bektashi albanese, sebbene fino ad ora abbiano comunque saputo arginare tali spinte. Il tentativo dei giovani di presentare una proposta di modifica dei rituali religiosi all’interno della comunità musulmana albanese è stato rifiutato. I musulmani bektashi sono aderenti a una confraternita mistica (sufi) molto propensa al  dialogo inter-religioso; è una tradizione religiosa poco visibile dal momento che non osservano le regole convenzionali, come l’interdizione dell’alcol, il velo delle donne e il rivolgersi verso la Mecca durante la preghiera.
Vi è poi un ostacolo di tipo economico. Le chiese albanesi sono sostenute dal Vaticano e da Atene, un sostegno ancora superiore rispetto a quello ricevuto dai musulmani, sia sunniti che bektashi; c’è infatti il timore di essere accusati di percepire fondi dagli estremisti islamici per ogni eventuale aiuto straniero che possono ricevere. L’Albania si sente e vuole essere Europea.
In tutto il territorio albanese, comunque, si vedono enormi strutture costruite da stranieri, spesso inutili e brutte. Moschee gigantesche sono state erette in zone dove la popolazione è diminuita e numerose chiese sono state costruite in luoghi dove i cristiani costituiscono un’esigua minoranza.

 

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Foto credit by JnM_RTV

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

Commenti

  • Complimenti per la chiarezza e l’equilibrio dell’esposizione. C’è però un errore: i Testimoni di Geova, come è noto in tutto il mondo, offrono aiuto spirituale con la loro opera di istruzione biblica,lasciando libera scelta individuale, non cercando,come altri, di influire con interventi materiali per fare adepti.Una docente , dall’Albania.

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