Se lo studente ha origini...

La penisola balcanica. Morfologia, religione ed eredità ottomana

paesaggio bosniaco

Per orientarsi nei diversi paesi, e per non dover ripetere alcuni concetti ogni volta, ho pensato di fare una sorta di guida che contiene alcune informazioni-strumenti utili e validi per tutta la penisola. Mi sembra che in questo modo sia più semplice per te fare collegamenti significanti. Se hai già letto le griglie interpretative, vedrai che quella è la logica di fondo. Alcune delle riflessioni che leggerai, sia qui che negli altri post, sono una sintesi di quanto puoi approfondire nel  saggio  Sarajevo. Le città degli abitanti e nel libro La scuola delle opportunità

MORFOLOGIA DEL TERRITORIO E RELIGIONE

Quando, alla fine del XIV secolo, l’Impero Ottomano, musulmano, conquistava la penisola balcanica, era difficile se non impossibile tracciare i confini esatti delle regioni distinte per credo; nel tempo e nello spazio i diversi gruppi avevano mantenuto o mutato la propria fede senza seguire un disegno a macchia d’olio, affidandosi la conversione più che altro agli interessi del momento storico, alla nascita di centri commerciali piuttosto che alla costruzione di un monastero o all’influenza di gruppi confinanti verso un’area facilmente accessibile. Parliamo infatti di un contesto geografico generalmente caratterizzato da vie di comunicazione impervie e condizioni di vita assai dure. In un’area che si era sempre caratterizzata come arena di scontro fra contendenti di fedi diverse (cattolica e ortodossa prima, musulmana poi), le conversioni sono da intendersi in termini di sopravvivenza e di aspettative di vita migliore. La morfologia del territorio, in ogni caso, ha sempre reso assai ardua una capillare presenza delle comunità ecclesiastiche, qualunque fosse il credo. L’isolamento derivante dai difficili collegamenti, soprattutto nelle regioni dell’entroterra, permettevano la sopravvivenza di tradizioni pagane di cui si hanno tracce fino ai giorni nostri.

MORFOLOGIA DEL TERRITORIO ED EREDITA’ DELLA LUNGA DOMINAZIONE OTTOMANA

1.     Esistono alcuni fattori che hanno fortemente influenzato il carattere urbano della dominazione, favorendo di fatto la colonizzazione delle aree costiere e delle valli, dove infatti si assiste alla fondazione di nuove città o alla trasformazione di quelle preesistenti secondo i criteri della tradizione ottomana. Tali fattori possono essere così sintetizzati:

  • la posizione periferica della penisola balcanica rispetto all’Impero;
  • le difficoltà concrete nel poter raggiungere tutto il territorio;
  • la povertà dell’economia locale, di sussistenza;
  • la preesistenza di società con proprie organizzazioni sociali nei retroterra montuosi;
  • la fuga, verso le regioni più impervie e montuose, di alcuni abitanti cristiani che non volevano essere assoggettate al potere turco.

2.     Una prima informazione estremamente importante quindi è la diversità dei processi antropici (conquista del territorio da parte dell’uomo e caratteristiche degli insediamenti) nelle diverse regioni geografiche dei paesi balcanici, fatto che si esplicita anche in una maggiore o minore permeabilità alla cultura del conquistatore e in una maggiore o minore vicinanza rispetto a realtà altre da sé.

Cosa significa? Mi spiego meglio.

Per attrarre popolazione nelle nuove città, gli ottomani, in cambio della conversione, consentivano lo status di cittadini liberi e l’esenzione delle tasse ai nuovi abitanti, inclusi gli schiavi (servi della gleba) che in tal modo potevano affrancarsi. Nel corso del XVI secolo i Balcani, quindi, furono interessati da un fenomeno di rapida crescita delle città, a maggioranza musulmana sia per l’afflusso di schiavi liberati in cerca di occasioni lavorative, sia perché capoluoghi dei sangiaccati, quindi con alte concentrazioni di funzionari (solo musulmani, turchi o autoctoni convertiti). Il sangiaccato era costituito da entità minori in cui il giudice (kadi) rappresentava la figura amministrativa di maggior importanza; a sua volta più sangiaccati costituivano un eyalet (provincia dell’impero).
Sebbene si assista perciò a cambiamenti sostanziali nella fisionomia della popolazione urbana, da un punto di vista religioso e culturale, non bisogna mai dimenticare che la compresenza nella stessa città di famiglie afferenti a credi diversi ha di fatto determinato un sentire aperto ai rituali e ai costumi delle fedi altrui. In modo più o meno incisivo, a seconda della posizione più o meno strategica dei centri urbani rispetto alle vie commerciali, le città accoglievano inoltre viaggiatori-mercanti che parlavano altre lingue e professavano altre religioni. Alcune comunità, come quella dei mercanti cattolici provenienti dalla Dalmazia, ebbero un ruolo centrale per lo sviluppo di alcuni commerci e stabilirono propri presidi nel cuore delle città, dove si trovavano anche i quartieri cattolici, ortodossi ed ebrei. La dominazione ottomana infatti, pur privilegiando i cittadini musulmani, permetteva alle altre comunità di professare la propria fede ed esercitare alcuni diritti in modo autonomo. Le città erano a maggioranza musulmana, ma sicuramente multireligiose, multiculturali e oserei dire interculturali!…quanti suggerimenti non colti..
3.     Quando di parla di insediamenti urbani nei Balcani siamo lontani anni luce dalla cultura urbana dei paesi che hanno vissuto la nascita dei comuni medievali e la loro evoluzione nelle epoche successive. In queste regioni è un abisso a separare lo stile di vita dei principali centri urbani da quello dei villaggi disseminati sul territorio. Le vie di comunicazione erano poche e si arrampicavano con fatica sulle montagne, raggiungendo piccoli agglomerati di case dove vivevano isolate alcune famiglie. Questa situazione rimase pressochè invariata, a parte qualche eccezione, fino agli inizi del XX secolo. Sarà in ogni caso solo la pianificazione economica comunista a sconvolgere questi equilibri, determinando nel giro di due decenni esorbitanti migrazioni di massa e dinamiche sociali da non sottovalutare neppure oggi.
4.     Il fattore che forse più ha segnato la storia dei paesi balcanici dominati dall’Impero ottomano consiste nel massimo grado di corruzione e arbitrio che i pascià di turno, amministratori dei sangiaccati, lontani dalla madre patria e da qualsiasi tipo di controllo, potevano raggiungere; funzionari “nomadi” nell’immenso territorio dell’Impero, essi cercavano quasi sempre di trarre maggior profitto possibile durante la breve carica, poco attenti rispetto al potenziale sviluppo delle regioni sottomesse e alle dinamiche che eventuali decisioni potevano innescare tra la popolazione. Questa credo sia l’eredità forse più pesante, non estranea ai poteri che si sono succeduti nel corso delle epoche successive in queste terre.
5.   Vorrei concludere questo breve paragrafo facendo una considerazione che non riguarda solo la dominazione ottomana. La penisola balcanica è stata da sempre una terra di confine fra poteri centrali forti che si sono contesi i confini. Prima gli Imperi Romani, d’Occidente e d’Oriente, poi il potere ottomano contro i regni e i principati cattolici e ortodossi, poi ancora il potere ottomano contro l’Impero Austro-Ungarico, quindi la prima, la seconda guerra mondiale e infine i conflitti balcanici degli anni ’90. Molte delle battaglie che hanno segnato queste terre, e in particolar modo la ex-Yugoslavia, hanno determinato nel tempo e nello spazio fenomeni migratori tali da stravolgere la composizione degli abitanti nelle diverse regioni che la compongono.

ESSERE OTTOMANI O NON ESSERLO. DOMINAZIONE OTTOMANA E DINAMICHE SOCIALI

1.     L’organizzazione militare ottomana non prevedeva che i popoli sottomessi potessero portare armi, ma nelle zone di frontiera, per motivi logistici, vennero spesso utilizzate uomini cristiani locali: per costituire la fanteria territoriale (i famigerati valacchi), sorvegliare le strade, i passi e per la fornitura dei cavalli.
Fin dall’inizio fu instaurato il sistema feudale del vincitore; la cavalleria, in cambio dei servizi militari resi, riceveva proprietà terriere. Ogni volta che il loro intervento era richiesto (molti mesi l’anno) essi dovevano presentarsi con armi, cavalli e una quota in denaro proporzionale al reddito.
All’interno della compagine cristiana, vi erano dunque alcuni gruppi che svolgevano un ruolo di controllo per conto del dominatore musulmano.
2.     Di particolare importanza, per i risvolti sociali, fu il sistema di derviscirme; il tributo in ragazzi a cui la popolazione conquistata fu sottoposta, benché intrinsecamente brutale, costituì il metodo principale per immettere uomini cristiani nei meccanismi dello stato ottomano. I ragazzi prelevati venivano convertiti all’Islam ed istruiti come giannizzeri (fanteria regolare), servitori personali o addirittura come funzionari dello Stato. La possibilità di fare carriera, tanto da diventare pascià o visir, induceva alcune famiglie a sollecitare il prelievo dei propri figli. L’eroe della tradizione albanese, Skenderbeg, era uno di questi ragazzi; figlio di un importante signore cattolico del nord, prelevato da piccolo insieme ai fratelli, dopo aver scalato tutti i gradini di una brillante carriera militare nell’esercito del sultano, egli si pose a capo della rivolta albanese e, grande diplomatico fra i belligeranti signori albanesi, per il breve tempo della sua vita seppe tenere testa ad eserciti turchi ben più numerosi del suo.
3.    Le condizioni dei contadini, cristiani e musulmani, nel nuovo sistema sociale non dovevano essere peggiori del periodo pre-ottomano, quando i tributi necessari per finanziare le numerose guerre avevano gravato non poco sulle loro spalle. Essi erano ora affittuari delle terre, aventi diritto d’eredità sull’utilizzo delle stesse. Le imposte a loro carico erano di due tipi, quelle da versare allo spahi (signore locale) e la tassa fondiaria annuale al sultano. Essere musulmani in quel contesto significava acquisire vantaggi, non v’è dubbio, ma sarebbe un errore affermare che la società fosse divisa in base al parametro religioso; se vi fu discriminazione di trattamento essa fu certamente tra ottomani, intendendo con questo termine tutta la classe militare-amministrativa, cioè tutti coloro che aderivano alla mentalità ed ai comportamenti ottomani, e raya, cioè tutti i sudditi.
4.     Successivamente, nel corso del XVII secolo, il sistema legale si avvicinò alla legge coranica, subordinando la lealtà per lo Stato alla fede islamica; a quel punto i contadini non possessori di terra divennero per la maggior parte cristiani.
Le religioni cristiane e quella ebraica potevano operare, con diverse limitazioni, ed applicare proprie leggi ai fedeli, almeno nelle questioni civili, sebbene fossero oggetto di ostruzionismo (in particolare quella cattolica).

Queste informazioni, che puoi verificare sui libri consigliati qui, spero ti siano utili per orientarti un po’ meglio nel caos di significati che solitamente accompagnano questa area geografica.

Naturalmente ti consiglio di leggere anche gli altri post sulla penisola balcanica, e in particolare Un modello urbano interculturale, che di questo è il complementare!

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Foto credit by Michal Sleczek

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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