Abitare i luoghi Se lo studente ha origini...

La penisola balcanica. Le culture tribali dell’entroterra

vita rurale in Albania

Il grande patrimonio culturale e sociale, ancora oggi potenzialmente fecondo, lasciato in eredità alla penisola balcanica dalla cultura urbana della dominazione ottomana non può farci pensare ad una situazione omogenea su tutto il territorio. Avventurandoci nella complessità delle dinamiche sociali, politiche, culturali ed economiche che si sono intrecciate in quest’area geografica nel corso dei secoli, una menzione particolare è riservata alle comunità tribali che si sviluppanarono in alcune sue regioni. Fra queste comunità claniche e le istituzioni politiche vi è sempre stato una sorta di patto di reciproca autonomia. La storia contemporanea ne ha evidentemente sfumato i caratteri, sebbene anche in questo caso la morfologia del territorio abbia svolto un ruolo determinante per la sopravvivenza della tradizione. Intendo dire che maggiore è l’isolamento geografico, maggiori sono le permanenze. Nel caso che ho approfondito, l’Albania, consiglio di leggere anche gli altri post, fra cui questo in particolare, per capire meglio quali siano i contorni della questione.  In ogni caso, conoscere la cultura tradizionale di alcune aree geografiche può essere molto utile per capire alcune dinamiche quando siano coinvolti studenti le cui famiglie provengano da queste aree.
Vediamo allora di cosa stiamo parlando attraverso uno sguardo sull’Albania. Seppur con alcuni caratteri specifici per ciascuna area geografica, infatti, le caratteristiche salienti si ritrovano intatte anche nelle altre regioni interessate: Kossovo, Romania, Bulgaria, Grecia
Fino agli inizi del XX secolo, con strascichi culturali di non poco conto sino ai giorni nostri, nell’ambito della penisola balcanica si è conservata l’ultima regione tribale europea. Ancora nel 1940, fra i numerosi studi italiani sull’Albania, Salvatore Villari pubblicava il libro: “Le consuetudini giuridiche dell’Albania. Nel Kanun di Lek Dukagin” in cui scriveva “Per rilevare e mostrare l’essenza politico-giuridica della famiglia albanese bisogna prendere in considerazione quella che vive sulla montagna e che forma la grande maggioranza del popolo albanese. Le altre, quelle che abitano nelle campagne o nelle città, quantunque anch’esse rispecchino fedelmente le famiglie montanare nel loro intimo, e abbiano con esse molti usi e tradizioni in comune, cionondimeno per varie influenze venute da fuori, hanno perduto il colore albanese, e molte di esse sono completamente modernizzate”.
La famiglia albanese della tradizione clanica viene designata con il nome di casa (shpi), che è il nome della stanza originaria, con la funzione di cucina. Il possesso di una casa ubicata sulle terre del gruppo indica l’appartenenza a tale gruppo, con tutti gli obblighi e i diritti che ciò comporta. La casa possiede un cortile, l’orto, vigne, campi, prati, siepi, strade..i suoi confini sono quelli del territorio comune e si estendono dai pascoli montani alle pianure coltivate. Il gruppo è formato solitamente da più coppie sposate che vivono e lavorano insieme nell’ambito di una sola unità sociale.
I mutamenti politici e sociali sono stati la causa di un’evoluzione che ha visto nascere gruppi costituiti da solo una o due coppie sposate; tale passaggio, sicuramente evidente nelle grandi città, si affievolisce nei piccoli centri dove, pur mutando la fruizione dello spazio verso una maggior privacy (una abitazione per ogni coppia), permangono i legami della famiglia (accezione albanese) per cui il lavoro è organizzato in comune e i figli vengono allevati come fratelli.

Due elementi definivano alcuni caratteri sostanziali dell’insediamento; oggi essi sono ancora visibili presso le famiglie dei Malisori, gli abitanti delle montagne nord-orientali dell’Albania.

  • La convivenza di più coppie nella stessa casa o in case vicine, con chiare connotazioni relative alla gerarchia famigliare; questa scelta di vicinanza/inter-dipendenza è declinata in modi diversi a seconda delle aree e delle epoche storiche; se ne possono vedere svariati esempi nei film girati durante la dittatura.
  • Il carattere di società armata, in cui la vendetta e le piccole guerre sono endemiche (Legge del Kanun di Lek Dukagin in Albania). Accanto alle abitazioni della famiglia troviamo anche la casa-fortezza, dove gli uomini si rifugiano durante le faide.

Legge del Kanun. E’ un codice di consuetudini che regola le relazioni fra i gruppi. Le cause dei conflitti, in una società con un senso dell’onore rigidamente codificato, sono innumerevoli ed hanno per fondamento l’offesa o il calpestamento di un diritto morale o politico. Nel caso in cui un individuo si renda colpevole, qualsiasi soggetto di sesso maschile del gruppo di appartenenza è possibile destinatario della vendetta da parte di qualsiasi soggetto di sesso maschile del gruppo offeso. Nel lasso di tempo in cui si conclude la vendetta gli uomini del gruppo in pericolo, rinchiusi fra le mura della casa-fortezza, non lavorano e tutto rimane nelle mani delle donne. Tale legge vige ancora oggi presso i gruppi albanesi stanziati nei villaggi del nord del paese. A questo proposito ti consiglio di vedere un bel film recente intitolato La faida.

La comunità tribale è una società patriarcale in cui l’autorità riconosciuta è sempre maschile: il valore sociale di una donna è strettamente legato al fatto che si sposi e che abbia figli maschi. La donna che non si voglia sposare senza subire la morte sociale dovrà rinunciare alla sua femminilità, fare voto di castità e comportarsi in tutto e per tutto come un uomo: come tale verrà considerata allora dal gruppo. A tale proposito puoi leggere il bel libro di Elvira Dones Vergine giurata, da cui la regista Laura Bispuri ha tratto un film.  L’ omosessualità non è concettualizzata.
Il concetto di consanguineità è fondamentale sia per le conseguenze sociali sia per l’influenza che esercita sul sistema economico-insediativo. Il gruppo familiare è infatti solidale di fronte alla giustizia e alla società che lo circonda (villaggio, tribù). I suoi membri non vengono considerati come individui, ma responsabili collettivamente delle azioni di qualunque componente.
Vi sono poi  altri due  concetti focali

  • la proprietà comune, su cui i singoli non hanno potere ma da cui traggono benefici in quanto membri della comunità
  • l’aiuto reciproco.

Come si può facilmente evincere, entrambi questi elementi sono vitali in società che abitano contesti ambientali non propriamente ospitali.
L’importanza dell’aiuto reciproco è tale che una delle punizioni più temute dai Malisori è la scomunica civile, spesso esercitata in passato. Esso, in alcuni casi, è obbligatorio, ad esempio per la mietitura dei campi di un contadino povero, privo di mezzi o di animali. Ogni beneficiario contraccambia a seconda delle possibilità. L’aiuto reciproco acquista anche un valore sociale quando riguarda la costruzione della casa dei novelli sposi, che in questo modo vengono festeggiati ed accolti nel gruppo. Si possono distinguere tre tipi di aiuto:

  • quello che più contadini si danno per lavorare le loro terre, che determina poi la divisione del raccolto; in questo caso si crea un legame che unisce le casate, tramandato di padre in figlio;
  • un tipo di associazione che implica il solo aiuto o prestito di animali o attrezzi da lavoro nei momenti di necessità;
  • il lavoro prestato gratuitamente, senza obbligo di reciprocità; ciò accade nei confronti delle vedove, degli orfani, delle vittime di un incendio o di qualunque altro incidente.

Si può capire dagli esempi fatti che stiamo parlando di un aiuto da cui dipende la sopravvivenza dei più deboli. Ricordiamocene quando vogliamo fare esempi di comportamenti virtuosi. Nella stessa logica credo si debba intendere il trattamento riservato all’ospite sconosciuto: nonostante l’esiguità di spazio pro-capite, la stanza per gli ospiti non manca mai. Ogni ospite, in Albania, si chiama “amico” e deve essere onorato.
ORGANIZZAZIONE SOCIALE E SUA TRASFORMAZIONE NEL TEMPO
FRATRIA, TRIBU’, MAHALLA, BAIRAK. La più piccola unità sociale è la casata (famiglia), quella immediatamente superiore è la fratria (unione di più famiglie). Una tribù è composta da più fratrie. Come la famiglia e la fratria, anche la tribù, a un livello diverso, costituisce sia un’unità politica che economica, con un proprio territorio, legata ad un’origine comune e ad un antenato eponimo. A queste unità sociali si aggiungono e sostituiscono lentamente nuove unità che, pur conservando l’idea della consanguineità, pongono in primo piano l’elemento territoriale. La prima fase di transizione ha dato luogo alla mahalla, termine che designa un villaggio, una parte di esso o, in città, un quartiere. La seconda, anch’essa risultato dell’intervento ottomano, da origine al bairak (via).
La mahalla talvolta coincide con la parrocchia e può contenere una o più unità famigliari. Il raggruppamento di case secondo gruppi imparentati è frequente tanto nelle città quanto nei villaggi. Nel 1862 la città di Scutari conta 4.500 casate, di cui 3.000 musulmane, 1400 cristiano-cattoliche, 100 cristiano-ortodosse. Ogni fazione stabiliva il proprio dominio, che veniva varcato solo in armi.
Le regole sociali dei gruppi, a qualsiasi livello, sono decise dalle assemblee, costituite dai componenti maschi. Il più delle volte le assemblee si riuniscono all’aperto, in occasione di feste religiose o fiere. In queste sedi si giudicano le persone, si emanano leggi, si dichiara guerra, si discutono i problemi connessi all’agricoltura e soprattutto ai beni comuni. Tutti possono prendere parte e votare, ma solo gli uomini prendono la parola nella discussione: sono gli anziani, i sotto-anziani, i capi delle stirpi o dei villaggi e i capi di famiglia.

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Foto credit by Charles Roffey

 

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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