Se lo studente ha origini...

La cultura Kichwa. Evoluzione nella storia

La cultura Kichwa (o Quechua che dir si voglia) appartiene a differenti sotto-gruppi etnici che hanno come lingua madre una lingua appartenente alla famiglia quechua; su internet puoi trovare numerosi approfondimenti, soprattutto se conosci altri idiomi. In lingua italiana puoi trovare le coordinate principali su  wikipedia.

Sebbene io mi riferisca all’Ecuador, dove la cultura Kichwa è dominante sia nella SIERRA (Ande) che in ORIENTE (foresta amazzonica), è bene sapere che essa interessa anche la maggioranza della popolazione del Perù e della Bolivia.

Ecco allora alcune informazioni sulla cultura dei popoli di lingua Kichwa, per capire un po’ meglio la complessità culturale dell’Ecuador.

Dall’analisi dei miti e di alcuni istituti socio-religiosi si deduce che la struttura sociale originaria è di tipo matriarcale e matrilineare, egualitaria e collettivista; le terre, di proprietà della comunità, sono dette ayllu, nome con cui viene designato anche il gruppo che con quel territorio si identifica. Che siano realmente appartenenti alla stessa famiglia o siano solo considerati tali, i componenti della comunità insediata in una determinata area venerano un antenato comune di cui si conservano la tomba o la mummia.
L’Impero degli Inca, patriarcale, patrilineare e caratterizzato da un potere fortemente centralizzato, domina l’Ecuador solo per alcuni decenni; in questo breve lasso di tempo gli Inca non hanno il tempo sufficiente per mutare il carattere di una cultura ormai radicata da secoli; riescono però a trasformare l’organizzazione amministrativa del paese grazie a forti contingenti di coloni, responsabili di trasmettere alle popolazioni locali (anziani e bambini) i costumi, la religione e il nuovo sistema politico, mentre tutti gli adulti vengono deportati in altre parti dell’impero. Nel nuovo sistema l’ayllu viene privato delle sue caratteristiche “etniche” e religiose e diventa, come già detto, un’unità territoriale a livello amministrativo. L’imperatore ne costituisce di nuovi e li affida come feudi a personaggi importanti che, una volta morti, sostituiscono l’antenato comune. Ogni ayllu è quindi governato da un capo eletto dai suoi membri e da un Consiglio di anziani. I beni rimangono della comunità, non dei singoli; quanto al diritto di proprietà, esso appartiene all’inca, monarca assoluto di origine divina; egli, tuttavia, ne dispone il godimento dividendo i beni dello Stato in tre porzioni: la prima è ceduta al dio Sole, la seconda è per se stesso, la terza è consegnata agli ayllu. La coltivazione delle terre del Sole e dell’Inca (il re) spetta alla comunità.
Anche la conquista spagnola introduce molte novità ma, malgrado i lunghi secoli di dominazione, periodo in cui la popolazione indigena viene ridotta in sostanziale schiavitù, il carattere originario, sebbene piegato e in parte schiacciato, permane, introiettando le novità imposte e trasformando le tradizioni originarie. Un esempio significativo è dato dagli effetti dell’opera dei missionari cattolici sulla visione del mondo e sulle tradizioni locali; nella tradizione religiosa odierna è possibile ritrovare alcune credenze antiche.

La festa di Inti Raymi (festa del sole per il raccolto dell’anno), ad esempio, che dura diversi giorni e da sempre ha il suo giorno culminante nel solstizio d’estate, è divenuta la festività del Santo patrono in diversi centri urbani. Molto importante era il culto di una dea lunare (Pachamama) preposta alla fertilità delle donne e dei campi, divenuta ora la Madonna, così come importanti erano gli sciamani, medici ed intermediari con le divinità, ancora oggi interlocutori rispettati per le loro conoscenze; gli stregoni (layqa), temuti per la loro magia negativa, oggi sono interpretati secondo il linguaggio religioso cattolico, così come avviene per gli spiriti benevoli (il Maligno, i Santi, ecc).

Sebbene il sincretismo religioso abbia in parte contribuito ad offuscare il patrimonio simbolico e storico dei rituali legati alla religione tradizionale, alcune fastose cerimonie ricordano gli antichi riti ed hanno permesso di recuperare parte della cultura tradizionale prima che venisse trasformata in mero folclore. Fra i miti principale ricordo Viracocha, un eroe culturale delle popolazioni andine, o forse “creatore ozioso”, ricordato in vari miti ma mai fatto oggetto di culto. I suoi primi e unici templi furono appunto eretti da Hatum Tupac, che assegnò a Viracocha il carattere di “padre” universale, sostituendo i singoli “antenati” dei vari gruppi etnici. Con l’acquisizione di Viracocha nacquero complesse elaborazioni teologiche espresse talvolta in preghiere-inni. Tra queste si ricordano l’investitura della sovranità, trasmessa da Viracocha a Inti e da Inti all’imperatore, e le formule per cui ogni sacrificio solare diventava un’offerta a Viracocha nel nome di Inti.
Il pesante abbigliamento dei Kichwa, in tessuto di lana, è largamente diffuso ancor oggi, soprattutto nelle campagne; tipici sono i cappelli a bombetta in feltro, portati dalle donne, con la tesa larga dai bordi rialzati e una sorta di passamontagna (ch’ullu) a caschetto in maglia di lana, usato dagli uomini.
La casa tipica del contadino, oggi presente solo nelle aree più isolate, è una capanna monolocale con muri in pietra a secco o in terra cruda, con tetto a spioventi in ramaglie ed aperture nelle pareti per l’uscita del fumo. All’interno l’esiguità dello spazio non permette la presenza di molti mobili; i letti sono costituiti da stuoie che vengono arrotolate durante il giorno.

abitazione tradizionale Sierra

Foto credit by Wogo24220.

Come puoi notare ingrandendo la foto, questa costruzione è realizzata con con un sistema misto di pietre e terra cruda, all’interno di una struttura di contenimento realizzata in legno. Le varianti, come puoi immaginare, sono molteplici a seconda dei materiali a disposizione. L’abitazione, costituita da un unico vano,  può essere successivamente ampliata in base alle esigenze. Un altro ambiente svolge la funzione di deposito. Puoi vedere un esempio di casa in terra cruda qui.

L’economia tradizionale si basa su un’agricoltura di sussistenza, sull’allevamento di animali (suini e pollame) e sulla lavorazione di filati e materiali vegetali per la produzione di tessuti di lana, cesti, cappelli, stuoie, corde, ecc.
Per le ragioni di cui si è detto in precedenza (alla lingua quechua non corrisponde un’unica comunità indigena), pur avendo alcuni riferimenti di base comuni, ogni comunità declina le feste tradizionali a seconda delle peculiarità del proprio gruppo; come in ogni processo identitario anche in questo caso siamo di fronte ad un universo che si è trasformato nel corso dei secoli, evidenziando alcune permanenze di fondo su cui si stagliano le differenze per distanza geografica, climatica, territoriale, storica, caratteriale, ecc. In seno alle comunità Kichwa sono molto riconoscibili gli Otavalos; grandi tessitori ed imprenditori, i mercanti di Otavalos (la città ha il nome del gruppo), intorno ai quali ruota tutta la comunità delle campagne, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso hanno saputo promuovere i loro prodotti ed oggi hanno una rete di vendita su scala internazionale, anche grazie al computer; in questo luogo virtuale oggi è facile trovare siti che promuovono le loro attività e la loro cultura.

 

 

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Foto credit by Kathy

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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