Se lo studente ha origini...

La conquista degli Inca e la colonizzazione spagnola

In che modo queste dominazioni hanno inciso sui processi evolutivi del paese? Da un punto di vista economico? Sociale? Identitario?

L’IMPERO INCA

Quando nel territorio ecuadoregno giunsero gli Inca, verso il XVI secolo, le popolazioni native vennero incorporate all’interno dell’impero, le cui dimensioni erano vastissime, dall’Ecuador al Cile, lungo tutta l’America Latina.

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Inca-expansion. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons

La necessità di dare unità a questo territorio determinò presso i conquistatori la decisione di fare della lingua quechua, inizialmente una lingua di comunicazione con le popolazioni di queste aree, una lingua d’amministrazione, quindi una lingua ufficiale.

Ma quale tipo di organizzazione trovarono gli Inca?

Qui potete scaricare e leggere quanto segue:
“Le comunità autoctone, in prevalenza agricole, ruotavano intorno alla proprietà comune della terra, ai legami di parentela (famiglie allargate) e al lavoro comunitario (“minga”). E’ importante sottolineare come questi valori ancestrali, nonostante le dure sfide a cui sono stati sottoposti dalla storia, costituiscano ancora oggi l’ossatura delle rivendicazioni indigene.
Il tipo di strutturazione socio politica denominato “cachicasgo” ( organizzazione pre-incaica N.d.R.) può essere definito come una sorta di signoria etnica, insieme di raggruppamenti socio-famigliari minori. Non si riscontrava una divisione in classi, ma solo una differenziazione sociale funzionale al predominante concetto di reciprocità. Il sistema era infatti caratterizzato da varie specializzazioni del lavoro e da un’integrazione agricola raggiunta tramite rapporti di scambio e reciprocità tra le diverse comunità. Il dominio incaico portò alcune innovazioni economiche e culturali, ma basò l’amministrazione sulle preesistenti strutture socio-organizzative”
Fra le novità portate dagli Inca, oltre ai nuovi sistemi di coltivazione ed all’allevamento di lama e alpaca, sono da citare anche i cospicui spostamenti delle varie comunità sul territorio, motivate sia da necessità di tipo economico sia dal sempiterno insegnamento del dividi et impera.
I conflitti interni e le difficoltà di gestione di un territorio così vasto e diversificato esposero l’Impero Inca alla conquista coloniale spagnola e già prima del 1550, dopo solo qualche decennio di dominazione, il territorio del paese era sotto il controllo europeo.

LA DOMINAZIONE SPAGNOLA

Le matrici culturali pre-incaiche si confrontarono drammaticamente con la violenza “civilizzatrice” dei conquistadores, che in nome del progresso e della verità rivelata si resero responsabili di uno dei più grandi genocidi della storia dell’umanità. A proposito della conquista spagnola si legga la “Istoria” di Bartolomeo della Casa.  Si riporta qui un brano significativo che descrive l’assassinio di Atahualpa (re dell’Impero del nord, con Quito capitale), riportato nel capitolo “Delli gran Regni, e grandi Provincie del Perù”.
“5 Pochi giorni dopò venendo il Re universale, & l’Imperatore di quei Regni, che si chiamò Atabaliba con molta gente ignuda, e con le loro armi da beffe, non sapendo come tagliavano le spade, e ferivano le lancie, e come correvano li cavalli, e chi erano gli Spagnuoli, che se li Diavoli havessero oro, gli andarebbero ad assaltare, per rubbarglielo, arrivò al loco dov’essi erano, dicendo; dove sono questi Spagnuoli? Si facciano avanti, ch’io non mi moverò di quà, finche non mi sodisfacciano de’ miei vassalli, che mi hanno ucciso, delle Terre, che mi hanno disertato, e delle ricchezze, che mi hanno rubbato.
6 Uscirono contra di lui; gli uccisero infinite genti; presero la sua persona, che veniva in una letica; e dopò haverlo preso, trattano con lui, che si riscatti; egli promette di dar quattro milioni di scudi; e ne dà quindeci; & essi promettono di lasciarlo.
7 Però al fine non osservando la fede, nè la verità, come mai non è stata osservata da gli Spagnuoli nell’Indie con gli Indiani, lo calunniano, che di suo ordine si metteva gente insieme; & egli risponde, che in tutto il paese non si moveva una foglia senza la sua voluntà, che se si radunasse gente, credessero, ch’esso la faceva radunare; & ch’egli era prigione, & però l’ammazzassero.
8 Tutto ciò non ostante lo condennarono ad esser abbruggiato vivo, se ben dopò alcuni pregarono il Capitano, che lo facesse strangolare, e strangolato l’abbruggiarono. Quando egli lo seppe, disse; perche mi volete abbruggiare? che v’ho io fatto? Non mi havete promesso di liberarmi, dandovi io l’oro? non vi hò io dato più di quello, che vi hò promesso? Mandatemi, poiche cosi volete, al vostro Re di Spagna. Et molt’altre cose egli disse, per molta confusione, e detestazione della grande ingiustitia de gli Spagnuoli: e finalmente l’abbruggiarono.”

La colonizzazione spagnola segna l’ulteriore fase di diffusione della lingua kichwa. Questo a causa dello spostamento degli indigeni nei vecchi e nuovi centri urbani. La popolazione, infatti, converge prima verso i centri minerari e poi verso le piantagioni, alla ricerca di lavori che permettano loro di pagare gli ingenti tributi dovuti allo stato coloniale.

Questo processo di inurbamento determina una grande mobilità della popolazione contadina per cui, al fenomeno migratorio che sconvolge il sistema economico e territoriale precedente, si associa appunto l’omologazione linguistica, che vede il kichwa dominare su tutti gli idiomi minoritari.
“Il periodo coloniale si compone di due fasi principali: la prima basata sull’estrazione di minerali preziosi, in cui la popolazione indigena era usata come manodopera gratuita, la seconda (dalla metà del XVIII° secolo) basata sullo sfruttamento della terra, con la costituzione delle “haciendas” e la conseguente espulsione delle comunità indigene dalle loro terre. Durante questo periodo, durato circa tre secoli, le comunità autoctone tentarono di far sentire la loro voce in diversi “levantamientos”, che furono però regolarmente repressi.” (Sito citato)

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Foto credit by Wendy

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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