Se lo studente ha origini...

La Bosnia Herzegovina nella Jugoslavia di Tito

18 La ex Yugoslavia

Dal 1943, da quando cioè il Consiglio antifascista di liberazione popolare fu trasformato in parlamento provvisorio, la lotta di liberazione venne assunta politicamente dal partito comunista, appoggiato soprattutto dalla componente sociale sino ad allora lasciata ai margini della direzione del paese: i contadini; ricordo che all’epoca essi costituivano ancora l’80% della popolazione totale.

UNA GIGANTESCA OPERAZIONE DI RIMOZIONE COLLETTIVA. LA MEMORIA E L’OBLIO

Nel 1945, al termine della guerra, venne finalmente attuata la riforma agraria che i contadini ancora stavano aspettando. I latifondi e le proprietà dei collaborazionisti furono divise dando origine a piccoli e medi proprietari terrieri ma la sete di giustizia seguita agli eccidi efferati compiuti durante il conflitto non venne appagata. In nome del sogno socialista, impossibile da realizzare senza l’unità del popolo jugoslavo, quasi nessuno fu condannato per le sue colpe. I criminali di guerra camminavano tranquilli per le città e i villaggi, creando solchi profondi nella memoria di chi aveva perso parenti ed amici a causa loro.
Questa gigantesca operazione di rimozione collettiva voluta dall’alto, dopo altrettanti episodi disseminati durante le dominazioni precedenti, ha lasciato in sospeso questioni che sono state lucidamente strumentalizzate dalla campagna d’informazione dei partiti nazionalisti nei decenni successivi.

TITO E LA QUESTIONE RELIGIOSA

Uno degli aspetti più tipici della prima fase comunista fu la campagna antireligiosa. La chiesa cattolica, a causa della collaborazione con gli ustascia di Croazia e Bosnia, fu quella trattata con maggior durezza, ma anche l’Islam fu oggetto di forti pressioni; nell’ottica unificatrice dei nuovi governanti esso era doppiamente svantaggiato: da un lato si trattava di una religione che aveva un forte impatto sui comportamenti sociali dei suoi fedeli (rispetto a questo tema si è già detto del carattere peculiare bosniaco), dall’altro era legata all’immaginario di un arretrato mondo asiatico.
Sebbene nella prima costituzione del 1946 fossero contemplate la libertà di religione e la separazione tra Stato e Chiesa, i fatti dimostrarono il contrario. I tribunali basati sulla legge islamica furono soppressi, fu vietato il velo e furono chiusi tutti i luoghi che avevano qualche attinenza con la religione. Nel 1958 fu completato anche lo smantellamento delle fondazioni benefiche (vakuf), proprietarie fra l’altro di importanti lotti urbani inedificati che vennero nazionalizzati e utilizzati a seconda della pianificazione prevista. Fino al 1964 fu inoltre proibita la pubblicazione di libri di testo islamici. Occorre dire però che dopo il 1954 (nuova legge sulla libertà di religione) la situazione generale delle comunità ecclesiastiche migliorò ed in modo particolare, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, quella musulmana fu strumentalizzata nell’ambito della nuova politica estera “non allineata” di Tito. Essere musulmano diventò un vantaggio per chiunque volesse entrare a far parte del corpo diplomatico yugoslavo.

ECONOMIA E RELIGIONE: UN INTRECCIO DIABOLICO..

Dopo la seconda guerra mondiale la situazione economica del paese si presentava drammatica. In Bosnia Herzegovina il tasso di emigrazione interna era maggiore che in qualsiasi altra repubblica. Nel 1961 gran parte della Bosnia Herzegovina fu dichiarata regione sottosviluppata. Sotto il profilo sociale non vi erano miglioramenti; la repubblica aveva i tassi di mortalità e di analfabetismo più alti, i tassi di più bassa scolarizzazione e più bassa percentuale di cittadini (abitanti delle città) della Jugoslavia, seconda solo al Kossovo.
Con la riforma del 1965 il salto in avanti fu tale da mutare la fisionomia del Paese, la cui economia da agricola divenne industriale e commerciale.
Al tempo stesso, però, aumentarono le differenze sociali e gli squilibri regionali; fu a questo punto necessario riconoscere le disparità economiche delle diverse repubbliche della ex-Jugoslavia anche perché, se da un lato le differenti situazioni economiche e sociali delle repubbliche erano minimizzate attraverso aiuti (tasse) che le repubbliche più ricche davano a quelle più povere, dall’altro queste differenze e il malcontento generato dalle tasse iniziarono ad essere interpretate dai nazionalisti in chiave religiosa ed etnica; tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 sulle pagine delle riviste stampate dalla Matica Hrvatska fu aperta una campagna per la tutela degli interessi economici croati, la revisione della storia croata in chiave nazionale e la revisione della lingua in difesa della purezza del croato. Nel 1968 in Kossovo maturò il dissidio tra la popolazione ortodossa e quella musulmana, in un periodo in cui la revisione della costituzione doveva valutare il peso delle regioni autonome nell’ambito della federazione. Contemporaneamente all’esplosione nazionalista in Kossovo, orientamenti analoghi cominciarono ad emergere, seppur con differenti connotazioni, anche in Serbia, Slovenia, Macedonia e Bosnia Herzegovina.
Il concetto di repubblica venne gradualmente a sovrapporsi a quello di stato e quindi di nazione, in un contesto in cui nessuna di loro risultava “etnicamente” omogenea.

RIPRESA ECONOMICA, CRESCITA URBANA E DINAMICHE SOCIALI IN YUGOSLAVIA. LA VARIABILE RELIGIOSA

Il processo di industrializzazione e di ammodernamento del paese determinò un massiccio afflusso di nuovi cittadini nei centri urbani; questo incremento demografico cospicuo e veloce nei tempi non significò, evidentemente, un altrettanto veloce adattamento alla vita urbana; i nuovi abitanti dovevano abituarsi ad uno stile di vita assai differente da quello dei villaggi di provenienza, villaggi che non somigliavano affatto ai nostri paesi; spesso erano costituiti solo da gruppi di case, senza neppure un caffè, erano isolati fra boschi e campi coltivati, o “dispersi” nelle regioni montuose del paese. In Bosnia-Herzegovina e nei Balcani non c’è mai stata quella rivoluzione culturale e sociale rappresentata nel centro-nord Italia dalla nascita delle città comunali. Sarajevo e poche altre città erano casi isolati ed eccezionali. Fatto molto significativo, contrariamente alle città questi villaggi, specialmente quelli montani, erano di solito costituiti da persone appartenenti alla stessa religione: musulmana, ortodossa o cattolica che fosse (la comunità ebraica si è sempre stabilita nei centri urbani); per loro abitare in città significava quindi anche imparare a convivere con persone di credi diversi, dopo che per secoli, nel loro microcosmo, avevano alimentato per generazioni miti e leggende mai smentite da nessun vicino di casa né tanto meno dai libri di storia (l’analfabetismo era molto alto). Questa visione del mondo, intrisa di risentimento e diffidenza, era invece semmai confermata dagli eccidi che ad ogni passaggio di potere avvenivano senza trovare mai giustizia.
Studi sociologici rivelarono atteggiamenti di aggressività ed intolleranza verso il nuovo stile di vita. In molti però sottovalutarono questa aggressività, interpretandola come naturale conflitto all’interno di un normale processo di urbanizzazione ed equiparandola a fenomeni analoghi.
Solo per fare un esempio si possono ricordare gli episodi di intolleranza che c’erano in Italia negli anni ’50, quando in piena ripresa economica le città del nord-ovest italiano, in tempi molto brevi, videro aumentare moltissimo la loro popolazione, in gran parte composta da immigrati delle campagne e da meridionali in cerca di lavoro. Le differenze culturali fra questi nuovi cittadini e i vecchi abitanti originarono attriti che solo con il tempo e la convivenza quotidiana si sono stemperate.

LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO: QUANDO STORIA E MITO SONO ANCORA CONFUSI, QUANDO LA GIUSTIZIA E’  SEMPRE SUBORDINATA ALLA CONVENIENZA POLITICA DEL MOMENTO STORICO, QUANDO CADONO I MODELLI INTORNO AI QUALI SI E’ COSTRUITA L’IDENTITA’ DI UN POPOLO..ALLORA E’ FACILE, TUTTO SOMMATO, MANIPOLARE LA MAGGIORANZA RISVEGLIANDO ANTICHE E IRRAZIONALI PAURE.

Dopo la caduta del muro di Berlino (1989), vengono messi in discussione tutti i modelli di organizzazione sociale, politica ed economica dei paesi della ex Jugoslavia;
Ricordo che nel 1948 Tito aveva rotto con Stalin e la Jugoslavia, in una politica internazionale che vedeva contrapposti i due blocchi, si trovò in una posizione strategica privilegiata che si tradusse in cospicui aiuti finanziari da parte di entrambi i blocchi. Con la caduta del muro e la fine della contrapposizione est-ovest (società comuniste-società capitaliste) la Jugoslavia perse la sua importanza strategica da un punto di vista internazionale: i vecchi equilibri di potere interno non potevano più funzionare.
L’appartenenza etnica e religiosa sono state utilizzate allora dai politici come vie dirette per affermare un’identità collettiva alternativa a quella proposta dai caduti stati socialisti, come una sorta di nuovo collante che loro potevano sfruttare per continuare a restare al potere.

La storia successiva ci informa che hanno raggiunto il loro obiettivo.

Se vuoi leggere il post successivo su questo paese vai qui

  1. Bosnia Herzegovina. Guerra di religione? Guerra etnica?
  2. Bosnia Herzegovina. Dall’epoca medievale alla dominazione ottomana. Queli eredità?
  3. BiH. La dominazione austro-ungarica (1878-1914)
  4. BiH. La prima guerra mondiale, il regno e la seconda guerra mondiale
  5. La Bosnia Herzegovina nella Jugoslavia di Tito
  6. La sporca guerra della ex- Jugoslavia

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Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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