Abitare i luoghi

I luoghi che abitiamo ci aiutano a crescere forti?

Perchè i luoghi dell’abitare possono aiutarci a creare un gruppo classe coeso e collaborativo?  Perchè sono fondamentali nella costruzione dei processi identitari?  Cosa significa abitare i luoghi?
Nel libro di Vitta  leggimo che il verbo abitare deriva dal  latino Habito–as, che vuol dire avere, possedere; nella sua forma frequentativa significa avere abitualmente, continuare ad avere, che apre il verbo all’idea di proprietà e a quella, reciproca, di appartenenza. “Possedere, permanere, apparire, identificarsi, legare a sé, legarsi, far proprio, appartenere: ecco le figure primarie che emergono dalla fitta maglia di indizi lessicali in cui si manifesta l’abitare.”  L’autore prosegue nel definire il significato affermando che “protagonista dell’abitare è dunque un Io che in quanto corpo si definisce per il suo situarsi in uno spazio che possiede e al quale, in pari tempo, appartiene (…) Abitare è in qualche modo un fare coincidente con un farsi: è un darsi forma dando forma alle cose ”.  Familiare, vero?
Il processo attraverso il quale ciascuno di noi costruisce la sua identità è un percorso dinamico in cui anche il senso di appartenenza al luogo in cui abitiamo, e quindi alla comunità territoriale di cui siamo parte, si determina giorno dopo giorno, attraverso fenomeni mnemonici che comprendono il nostro corpo, lo spazio, i riferimenti del nostro mondo e il nostro continuo interagire con i nostri vicini, con gli altri. Nell’agire quotidiano, infatti, attraverso le nostre scelte, le azioni che poniamo in essere, le relazioni che intessiamo con le persone e con i luoghi, noi costruiamo la nostra identità e al tempo stesso attribuiamo ai luoghi significati immateriali che ci legano indissolubilmente ad essi.
In che modo, ti starai chiedendo?
Maggiore sarà l’impatto delle nostre azioni e delle nostre emozioni maggiori saranno i legami che creiamo con i luoghi che abbiamo reso partecipi della nostra vita. Ciò che per un estraneo è una panchina appartata di un parco, per due amiche adolescenti può essere invece il luogo delle loro confidenze, dando vita ad una stratificazione di ricordi che saranno per loro, per sempre, associati a quel sito. Quella panchina è diventata una traccia, un luogo fisico tangibile che partecipa al loro processo di costruzione identitaria.
Il territorio in cui abitiamo non può quindi essere considerato un palcoscenico muto; esso è un soggetto parlante che giorno dopo giorno, a ciascuno di noi, ricorda, talvolta in modo cosciente ma spesso in modo inconsapevole, le scelte che facciamo, le relazioni che abbiamo, le azioni che costruiscono la nostra identità.
Il paesaggio che abitiamo non si limita però ad accogliere tracce che riguardano le esperienze personali, quelle che condividiamo con i nostri amici, la famiglia, o quelle che ci appartengono in modo esclusivo.
Il processo attraverso il quale costruiamo la nostra identità include anche fattori più “esterni”: il nostro essere abitanti di quella città o paese, con la sua storia, i suoi monumenti, i personaggi che si sono distinti; di un ambiente naturale con determinate caratteristiche, tempi, ritmi, usanze, cultura, cultura materiale..insomma, il paesaggio racconta anche coloro che ci hanno preceduto e che hanno contribuito a creare l’identità di quei luoghi prima di noi. Se noi siamo in un determinato modo è anche a causa di chi ha abitato quei luoghi nel passato, lasciando tracce tangibili che testimoniano il loro passaggio.
Nel bellissimo libro di Ricoeur La Memoria, la storia, l’oblio si legge “I luoghi della memoria funzionano inizialmente sul modo dei reminders, come indizi di richiamo, che offrono volta a volta un appoggio alla memoria che fallisce, una lotta nella lotta contro l’oblio, o meglio una muta supplenza della memoria morta. I luoghi restano come le iscrizioni, i monumenti, potenzialmente i documenti, mentre i ricordi trasmessi con la sola voce volano come le parole”.
La parola monumento deriva dal latino monere = ricordare, ammonire, avvisare, informare, consigliare. Pensiamo ai centri storici: gli edifici, le piazze, le fontane..tutto ci racconta la storia del luogo in cui abitiamo, una storia che ha contribuito a creare il carattere della nostra città e dei suoi abitanti; d’altra parte l’identità collettiva, di questo stiamo parlando, ha un ruolo incisivo anche sui processi di costruzione identitaria dei singoli, che a quella comunità appartengono. Nell’Italia dei campanili questo ragionamento è piuttosto semplice da comprendere. Ogni luogo ha il suo carattere, il suo dialetto, la sua storia, e la stessa cosa vale per la comunità che li abita. Il paesaggio, con i suoi reminders (segni tangibili, tracce) contribuisce a costruire e a rafforzare l’identità dei suoi abitanti sin dalla tenera età. Quando infatti il bambino, seduto su una panchina del centro storico mentre mangia il gelato, chiede alla nonna cos’è l’edificio che ha davanti agli occhi, si innesca quella trasmissione intergenerazionale del sapere che inizia a dare al giovane cittadino le coordinate per orientarsi nel racconto identitario. I luoghi iniziano a parlare, a rappresentare cioè stimoli che rafforzano la sua identità e il suo senso di appartenenza alla comunità.
Ma cosa può raccontare il Palazzo del Comune di epoca medievale al bambino che è appena arrivato da un villaggio del Magreb? Come può quel segno tangibile del paesaggio urbano, in cui lui si muove quotidianamente, raccontare una storia che non ha mai sentito nè vissuto? E cosa può intuire lui della rivoluzione medievale attuata dalla borghesia nascente nei centri urbani? Come può immaginare lo spirito di intraprendenza che caratterizza la cultura comunale, dove essere cittadini significava autodeterminare il proprio futuro?
Ecco, proprio in questa sordità ai richiami dei luoghi i docenti possono trovare una risorsa inestimabile per aiutare gli studenti a condividere un patrimonio identitario che li aiuterà a sentirsi parte della comunità di cui fanno parte. Gli elementi tangibili del paesaggio, che sia urbano o agreste non ha alcuna importanza, diventeranno amici con cui dialogare; che ciò avvenga in modo conscio o inconscio è ininfluente: essi aiuteranno lo studente a non sentirsi solo in un contesto che potrebbe inizialmente percepire ostile, tanto è diverso da quello che conosce. La condivisione aiuta a sentirsi parte del gruppo, e tu sai quanto sia importante costruire il senso di appartenenza al gruppo classe, tanto che molti pedagogisti parlano di questo processo come della pre-condizione per poter attuare qualsiasi progetto didattico con gli studenti, nessuno escluso. Ciascuno studente deve cioè sentirsi riconosciuto dal gruppo classe come parte integrante; ciascuno deve essere messo nella condizione di poter esprimere e valorizzare le proprie specificità, affinchè possa dare il suo prezioso contributo nel processo di crescita dei compagni e del gruppo stesso.
Il concetto di abitare, a questo proposito, richiama dunque alcuni significati complementari assai interessanti per un docente. Da un lato, infatti, i concetti di costruzione dei luoghi e di costruzione del sè, che l’atto di abitare i luoghi determina nel corso del tempo; dall’altro il senso di appartenenza ai luoghi ed alla comunità che li abita.

Se infatti io non sono sorda ai richiami, se non percorro un paesaggio muto, allora mi sentirò parte di quel paesaggio, mi muoverò con maggiore sicurezza, saprò trarre insegnamenti e forza dalla storia di coloro che mi hanno preceduto; le tracce che incontrerò nel mio agire quotidiano rafforzeranno giorno dopo giorno questi stimoli e le mie rielaborazioni, a livello cosciente e/o inconsapevole, mi aiuteranno a superare momenti di impasse, di solitudine, di frustrazione…Entrare in empatia con i luoghi è una grande risorsa, a cui tutti gli studenti dovrebbero poter attingere.
Oggi dobbiamo constatare che il paesaggio in cui abitiamo è sempre più frammentato nella rappresentazione dei suoi abitanti. La trasmissione intergenerazionale del sapere ha subito forti arresti; da un lato c’è la famiglia mononucleare, lontana dalle famiglie d’origine rispetto a un passato in cui la famiglia allargata condivideva, se non il cortile, almeno il paese, il quartiere o la città; dall’altra ci sono giovani coppie immigrate che, in termini culturali, sono state catapultate in un contesto spesso diverso da quello di origine, in paesaggi muti che loro per primi devono imparare ad ascoltare. Se, nel caso delle famiglie mononucleari di origini italiane, l’identità italiana e forse anche corregionale dei genitori aiuta i figli ad orientarsi nel contesto in cui vivono, altrettanto non può dirsi degli strumenti che la famiglia immigrata da altri paesi può mettere a disposizione.
Ecco perchè il tuo lavoro in questo ambito è fondamentale!!

Il tuo lavoro è altrettanto significativo quando il paesaggio che abitano i tuoi studenti è respingente, umiliante, castrante..come possono esserlo alcuni quartieri degradati. In questo caso il tuo compito sarà quello di esplicitare i messaggi che gli studenti assorbono passivamente nel loro quotidiano, aiutandoli ad operare una scissione fra ciò che sono loro e l’immagine di sè che il contesto vomita loro addosso. Per capire meglio di cosa sto parlando puoi vedere l’attività Quanto ci influenzano i luoghi che abitiamo? Un caso estremo.

IN SINTESI ABBIAMO VISTO CHE

  • La costruzione dell’identità dei luoghi è strettamente collegata alla costruzione della nostra identità.
  • La condivisione dei significati legati alle tracce fisiche che incontriamo nel nostro agire quotidiano è molto importante per stimolare il senso di appartenenza ai luoghi ed alla comunità degli abitanti.
  • Nel contesto scolastico il senso di appartenenza al gruppo è  condizione necessaria per consentire a ciascun individuo di potersi esprimere in tutta la sua complessità, creando relazioni, liberando aspettative e frustrazioni, risolvendo i conflitti insieme e grazie agli altri compagni di classe.
  • Oggi appare anacronistico parlare ancora di un patrimonio ipercodificato in cui l’intera comunità riconosce le proprie radici; è quindi necessario darsi la possibilità, come abitanti, di ricomporre le catene semantiche in un progetto di spazio comune, dal quale nessuno si senta escluso.
  • I contesti degradati influiscono pericolosamente sulla costruzione della nostra identità, indebolendo l’autostima e minando le opportunità che offriamo a noi stessi.

Spero di esserti stata utile per capire  meglio perchè puoi trasformare i luoghi dell’abitare in straordinari strumenti strategici per:

  • costruire il senso di appartenenza al gruppo
  • aiutare gli studenti a costruire la loro identità
  • aumentare l’autostima degli studenti e diminuirne l’aggressività
  • liberare le potenzialità di ciascuno studente

Nella categoria delle attività didattiche puoi consultare utili  schede per iniziare a lavorare su questi temi con i tuoi studenti!

Nel libro La scuola delle opportunità, invece, puoi trovare ulteriori approfondimenti su questo argomento.

 

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Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono architetto, operatrice di Teatro Sociale® e docente di sostegno. Da ormai 15 anni, prima come esperta esterna ed ora come docente interna, faccio progetti inclusivi nelle classi. Nella sezione delle Attività didattiche troverai qualche spunto per affrontare le lezioni in modo diverso. Per esperienza posso assicurarti che le metodologie utilizzate sapranno coinvolgere TUTTI i tuoi studenti su qualsiasi argomento, più o meno ostico, tu voglia proporre. TUTTI senza eccezioni! Con risultati sorprendenti

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