Se lo studente ha origini...

Ecuador. Quadro della situazione attuale

Oggi l’Ecuador si trova in una fase di cambiamenti necessari per dare concretezza ad una politica che vuole promuovere una progettualità a medio-lungo termine in grado di far fronte ai gravi problemi sociali, economici ed ambientali che investono il paese.
Negli ultimi anni si è registrato un notevole aumento di popolazione nelle aree urbane, dove ora vive circa il 45% della popolazione; questo processo di inurbamento degli abitanti ha determinato un aumento della violenza metropolitana, tanto da rendere Quito una delle capitali più a rischio dell’America Latina.
Al forte appello di sicurezza nelle città fa fronte una magistratura corrotta che vanifica il lavoro svolto dalla polizia. La proposta di un referendum per depurare il sistema della giustizia costituisce un’altra dura battaglia politica. L’indiscussa popolarità di Correa e l’opera della Rivoluzione Cittadina sono state messe continuamente alla prova nelle strategie adottate nella lotta alla delinquenza, principale motivo di scontento popolare.

Dal momento che l’inurbamento convulso dei centri urbani è il motore principale della malavita, il Governo, per fermare l’emorragia di popolazione dalle aree rurali, sta attuando piani di miglioramento della qualità della vita fuori dai centri abitati, facilitando l’accesso alla salute e all’istruzione.

Nel settore sanitario, ad esempio, si stanno realizzando piccoli presidi sanitari rurali in regioni dove prima le popolazioni residenti non avevano alcun tipo di servizio. Queste strutture sanitarie di campagna sono concepite come ampie unità mediche di pronto soccorso, in attesa di poter trasportare i malati gravi presso gli ospedali più vicini. Ogni unità possiede una squadra di professionisti medici con esperienza (di urgenza ed infermieri) e materiale clinico facilmente trasportabile.
L’investimento sociale risaltava come priorità del governo ecuadoriano per il 2011.
La disoccupazione in aumento, iniziata con la crisi economica degli anni ’90, va letta oggi anche come conseguenza del processo di modernizzazione del paese, riscontrabile in tutti i settori produttivi e nell’organizzazione statale; non è difficile quindi capire quanto sia fondamentale per il benessere del paese finanziare un sistema scolastico rinnovato e capace di formare figure altamente qualificate.
D’altra parte molto deve essere ancora fatto anche in termini di infrastrutture di base: ancora oggi solo il 38% della popolazione rurale è raggiunta dal servizio di acqua potabile.
Ciò che va cambiata alla radice, secondo l’ex Ministro dell’economia Acosta, è quella che chiama «bonocrazia» clientelare (per “bonocrazia” si intende il sistema clientelare di distribuzione di bonos ai più poveri, come “tranquillante sociale”), finanziata con le rendite minerarie e petrolifere.
In un paese dove un quarto della popolazione si è vista costretta ad emigrare, la grande ricchezza delle risorse minerarie e petrolifere appare una delle fonti principali su cui fare leva per risollevare le sorti dell’Ecuador. Ecco allora il Presidente Rafael Correa ridisegnare gli assetti del potere:
“Il tempo è finito. Devono andarsene. Tutte le multinazionali devono metterselo in testa. Da oggi in poi non sono più loro che dettano le condizioni. Le condizioni le detta il governo. Il tempo della Repubblica delle banane è finito”.
Il presidente, con un atto storico, ha rotto ogni trattativa con la multinazionale petrolifera spagnola REPSOL, che per mesi si è rifiutata di trattare su basi egualitarie con il governo; qualche mese prima Correa aveva cacciato altre due multinazionali, entrambe brasiliane. Il Governo ha recentemente firmato nuove concessioni minerarie, stabilendo nuovi parametri contrattuali.
“E’ venuto il tempo di buttare nella spazzatura della storia il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, colpevoli di un’architettura ingiusta e diseguale che ha impedito all’economia di crescere”, afferma ancora Correa, mentre si avvicina la chiusura della base statunitense di Manta, liberando, secondo la nuova Costituzione, il territorio da basi militari straniere.
Nel 2010 un tentato golpe è stato sventato grazie all’intervento della popolazione civile; per la prima volta, anzichè mettere in fuga presidenti fedeli al Pentagono o al FMI, i cittadini sono andati a liberane uno. Negli ultimi anni ben cinque predecessori di Correa erano stati cacciati da rivolte popolari e costretti a riparare negli Stati Uniti. Questo è il segno della trasformazione in corso, osteggiata dalle elites oligarchiche, dagli estremisti del “tutto e subito” e da Washington, che però, al momento del sequestro, si è schierata ufficialmente con Correa.
Il presidente ecuadoriano ha le idee piuttosto chiare anche rispetto alle strategie che dovrebbe adottare l’America Latina : ”Noi uniti possiamo conformare il quarto o quinto polo più grande del mondo, con una popolazione di oltre 380 milioni di persone in 17 milioni di chilometri quadrati, con un terzo delle fonti d’acqua dolce del mondo. In più abbiamo riserve di idrocarburi per i prossimi 100 anni”.
Eppure non si dimentica la crisi economica iniziata negli anni ’90, e soprattutto non si dimenticano le cause, legate ad un sistema basato sull’esportazione di pochissimi prodotti, fra cui il petrolio. Non è un caso se la Costituzione postula economie post-estrattiviste, sebbene siano ancora molto forti ed influenti i settori politici che dubitano dell’esistenza di alternative reali allo sfruttamento di risorse naturali. Nel corso del Forum regionale promosso dalla Piattaforma Energetica boliviana (La Paz, agosto 2010) Acosta aveva spiegato come il post-estrattivismo non dovesse significare la rinuncia allo sfruttamento delle risorse naturali ma la necessità di “stabilire i limiti biofisici dello sfruttamento, arrivare alla sostenibilità, eliminare la povertà e la sua causa, vale a dire l’opulenza”, avanzando verso un’economia post-petrolifera. “In questo contesto va collocata l’iniziativa Yasuní-ITT, che apre la porta alla costruzione di un’economia post-petrolifera e post-estrattivista subordinata alle leggi di funzionamento dei sistemi naturali”, aveva commentato Acosta.
Nel frattempo il presidente Correa ha firmato altri contratti di estrazione mineraria.
Che ne è dunque dei principi sanciti dalla nuova costituzione e delle istanze indigene se Panchamama continua ad essere stuprata? Si può ragionare in termini di mediazione fra le diverse priorità? Si può accettare di vedere la propria madre stuprata…un po’?
Ogni governo ha percepito con fastidio la presenza delle popolazioni indigene nelle aree estrattive, in particolare quelle che dimorano nelle foreste ricche di petrolio; avrebbero preferito una Amazzonia vuota, per poter estrarre in libertà le risorse naturali che si trovano in questa zona. È per questo che, in differenti periodi della storia repubblicana dei paesi dell’America Latina, si è negata l’esistenza di questi popoli e, anche oggi, i loro territori sono contesi fra le nazioni e i loro confini dettati dalle necessità delle imprese estrattive più che dalle forme di vita che si trovano nella foresta.
La nuova Costituzione Politica della Repubblica dell’Ecuador, nell’articolo 57 numero 21, sancisce che “I territori dei popoli in isolamento volontario sono di proprietà ancestrale, irriducibile ed intoccabile, e in essi si vieta qualsiasi tipo di attività estrattiva. Lo stato adotterà misure per garantire la loro vita e far rispettare la loro autodeterminazione e volontà di rimanere in isolamento, assicurando l’osservanza dei loro diritti. La violazione di questi diritti costituirà delitto di etnocidio, che sarà perseguito a norma di legge”.
Per ora sono ancora parole sulla carta, sebbene gli associati del CONAIE abbiano dimostrato che non sono facili alla resa.

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Foto credit by Jose Pereira

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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