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Costa d’Avorio. Evoluzione urbana

Da un punto di vista generale valgono per questo paese le riflessioni fatte a proposito degli insediamenti tradizionali dell’Africa sub-sahariana, così come quelle relative alle tipiche dinamiche che si  innescano durante i processi di inurbamento accellerato dei centri urbani.
Nello specifico di questo paese possiamo dire che fin dall’epoca protostorica la Costa d’Avorio è stata caratterizzata da un’apertura verso l’esterno e un equilibrio al suo interno che ne fanno un esempio di crocevia di popolazioni del tutto caratteristico nel panorama dell’Africa occidentale. La sua posizione di collegamento fra le grandi foreste e le savane, il suo esteso litorale marittimo e le ampie valli aperte create dal corso dei quattro fiumi, che attraversano il paese da nord a sud, hanno reso possibile l’incontro di molteplici correnti e influenze. Movimenti di popoli e di persone provenienti da ambienti culturali completamente differenti l’hanno in effetti attraversata nel corso dei secoli. I sessanta gruppi etnici presenti sul territorio ivoriano, caratterizzati da culti e lingue diverse, non risultano elementi ermeticamente distinti, ma unità culturali che, nel corso dei secoli, non hanno mai smesso di mescolarsi, frammentarsi e soprattutto di contaminarsi.
Le città principali, che hanno visto crescere la popolazione negli ultimi 50 anni in proporzioni spazio-temporali vertiginose, sono Abidjan, vera e propria metropoli con quasi 6 milioni di abitanti, Yamoussoukro, capitale ufficiale dal 1983, Bauakè, centro amministrativo di rilievo a nord del paese, Karhogo, Daloa, Gagnoa e Man. I tradizionali villaggi disseminati sul territorio, che pur nelle loro specificità condividono le caratteristiche descritte nel post citato, hanno assistito ad un loro progressivo abbandono in favore delle grandi città.
Per avere un’idea del rapporto aree urbane/villaggi, e quindi del rapporto fra cultura urbana e cultura tradizionale codificata anche nello spazio abitato, ricordo che la fondazione di Abidjan risale al 1904, quando la penisola fu scelta dai francesi come capolinea di una ferrovia di penetrazione che, attraverso tappe successive, raggiunse nel 1955 la città di Ouagadougou, nell’Alto Volta (oggi Burkina Faso). Nel 1934, poco dopo la realizzazione di un tratto di ferrovia significativo, la cittadina di Abidjan, divenuta un importante mercato di prodotti agricoli e forestali del retroterra, fu scelta come nuova capitale del paese; all’epoca contava 20.000 abitanti circa. Insieme a poche altre realtà urbane, negli anni di sviluppo economico del paese, in particolare quindi nella fase post-coloniale (o neocoloniale, come è ormai chiaro a tutti), Abidjan fu interessata da un vertiginoso aumento demografico. Il porto moderno, che ha cominciato ad operare nel 1950, è oggi uno dei più importanti dell’Africa intera. Le stime sul numero della popolazione attuale non possono che essere molto approssimative, per tutti i motivi che sappiamo, ma è certo che la città, insieme a Dakar, è il centro economico e culturale più importante dell’Africa occidentale. Sono l’ingestibilità della metropoli, enorme organismo vivente privo di controllo e in balia di gruppi criminali, e la megalomania di Houphouet Boigny a giustificare nel 1983 la decisione di fondare una nuova capitale nel villaggio natale del dittatore. Ciò nonostante, sebbene Yamoussoukro abbia sostituito la città come sede governativa, Abidjan rimane il principale centro decisionale del paese in quanto sede dei ministeri (nel centro della città) e della maggior parte delle imprese pubbliche e private (nell’isola Petit Bassam) del paese.

Yamoussoukro villaggio                                              Foto credit by Jbdodane

Basilica Yamoussoukro

Vista sulla più grande chiesa del mondo, la Basilica di Nostra Signora della Pace, a Yamoussoukro. Fu fatta costruire da Houphouet Boigny sul modello di San Pietro a Roma.                                   Foto credit by Jbdodane

I dati dicono che nel 2005 il 46% della popolazione viveva nelle aree urbane; questa percentuale è continuata ad aumentare negli ultimi anni a causa delle migrazioni di massa dovute alla crisi economica e alla situazione di grave instabilità della Costa d’Avorio. Le periferie urbane delle principali città del paese vedono allargarsi quotidianamente le aree occupate dalle bidonville, dove l’immaginario abitativo di partenza sparisce fra stanzette di lamiera, cartone e plastica, collegate da percorsi sterrati che si alternano a fogne a cielo aperto. Persino nei villaggi più grandi (5-10.000 abitanti circa), dove tutti i servizi, compreso quello sanitario, assicurano una qualità della vita da cui non si sente la necessità di emigrare, le abitazioni hanno perso la qualità originaria. La tradizionale terra cruda, materiale a cui l’occidente sta tornando per le sue eccezionali qualità termoisolanti, ideale in climi caldo umidi, è stata sostituita con il “moderno” cemento, assolutamente inadatto sia nei climi freddi delle montagne sia nel caldo torrido delle pianure.

Villaggio Lobi                   Villaggio Lobi                           Foto credit by Rita Willaert

A ciò si aggiungano fatti criminali impuniti che vanno ad aggravare non poco la qualità della vita. Mi riferisco ad esempio allo scandalo dei rifiuti tossici sversati nella periferia della capitale dalla multinazionale olandese Trafigura.

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Foto credit by Willstephe Vaho

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

Commenti

  • Siamo una società di ingegneria e ci propongono di partecipare alla ricostruzione dell’edilizia civile, case popolari, ceto medio e lusso, in Costa d’Avorio. L’idea è di utilizzare i prefabbricati (o in legno, ma in questo caso intonacando le pareti interne ed esterne per evitare effetto baita…, o pannelli in muratura). Non si hanno al momento elementi sulle location, se in centri cittadini o periferie, o altro. Ci si domanda, in assenza di specifiche indicazioni, salvo l’inventario degli impianti e dei servizi, tipici delle abitazioni moderne, quale potrebbe essere lo stile architettonico da proporre. Immagino che ci dobbiamo astenere da tetti spioventi ma piuttosto guardare alle architetture tipicamente mediterranee. Ci può aiutare con qualche ulteriore indicazione? Molte grazie per l’attenzione. Cordialmente, RF

    • Salve,
      per rispondere alla sua domanda, direi che dipende molto dal clima del contesto in cui interverrete. Il tetto a falda potrebbe essere necessario se le precipitazioni sono frequenti ed abbondanti. A seconda dell’area il clima può essere molto diverso, e quindi anche le soluzioni architettoniche da adottare. Il legno non lo vedo molto bene..ha pochissima inerzia termica e in linea di massima fa molto caldo. Vedrei decisamente meglio il laterizio o la terra cruda, che fra l’altro si riallaccia a buona parte delle tradizioni locali..è un bando? Vi danno almeno l’indicazione dell’area?

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