A tutto campo! Se lo studente ha origini...

Cosa sono le “nuove guerre”?

Perchè è importante parlarne con gli studenti? Che caratteristiche hanno? Quale può essere il ruolo degli insegnanti nel contesto della storia contemporanea? E quello degli studenti?
L’ultimo conflitto di Bosnia Erzegovina è considerato il primo esempio di una tipologia nuova di guerre. Considerata la gravità della situazione odierna, in un mondo in cui queste nuove guerre sono ormai la norma, cerchiamo innanzitutto di capire quali siano le loro caratteristiche. Il testo di riferimento che utilizzerò è il libro di Kaldor.
Il primo punto focale delle nuove guerre è il ribaltamento di senso della pulizia etnica, non più effetto della guerra, ma obiettivo perseguito attraverso una serie di azioni realizzate metodicamente allo scopo di esercitare il controllo sul territorio:

  1. assassinio sistematico;
  2. espulsione forzata della popolazione;
  3. interventi volti a rendere l’area interessata inabitabile per i cittadini indesiderati.

Se i primi due strumenti della pulizia etnica, nella loro brutalità, sono facilmente comprensibili nelle loro dinamiche, così come è abbastanza semplice immaginare le loro ripercussioni sul piano personale e sociale, credo valga la pena soffermarci sul terzo perchè è più subdolo ma altrettanto devastante. Esso si può estrinsecare in diversi modi, tutti messi in atto durante il conflitto bosniaco: disseminazione di mine anti-uomo, lancio di bombe su obiettivi civili, privazione dei mezzi di sussistenza, istillazione di ricordi insopportabili legati ai luoghi, distruzione dei simboli identitari, stupro etnico. Le tecniche di questo lungo elenco rientrano nella definizione di genocidio contenuta nella Convenzione di Ginevra del 1948.
Art. II
Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:
a) uccisione di membri del gruppo;
b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;
e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.

Il terzo strumento utilizzato nelle nuove guerre è particolarmente interessante anche per comprendere la potenziale efficacia degli interventi internazionali finalizzati alla ricostruzione dei paesi, in termini sia fisici che metaforici; vi è la necessità di riformulare l’entità, la tipologia e le modalità degli interventi, sia durante i conflitti sia nella fase di ricostruzione.

Altri elementi caratteristici delle nuove guerre sono:

  •  la difficoltà di distinguere fra politica ed economia;
  • la difficoltà di distinguere fra pubblico e privato;
  • la difficoltà di distinguere fra militare e civile;
  • la difficoltà di distinguere le zone di pace da quelle di guerra.

E’ questa stessa complessità a rendere possibile la presenza di isole di civiltà in quasi tutte le aree in conflitto: luoghi in cui la popolazione difende i valori umanitari e rifiuta le logiche particolariste, in cui le istituzioni locali continuano a funzionare ed alcune attività produttive restano in attività.
A questo proposito credo si ponga con una certa urgenza il tema posto da Kaldor in merito ai soggetti con cui la Comunità internazionale dovrebbe interloquire. La presenza di politici, non minoritari, contrari alle logiche della guerra (nazionaliste o fondamentaliste che siano) dovrebbe essere valorizzata dai soggetti stranieri affinchè si possa dare concretezza e prospettiva al processo di costruzione democratica dei paesi. Sempre in questa logica è inquietante constatare, inoltre, come la ricostruzione economica con finanziamenti stranieri, gestita da autorità politiche locali che si identificano, nelle nuove guerre, con i soggetti che hanno causato ed alimentato il conflitto, si possa sintetizzare come una fonte nuova di entrate dopo che quelle locali si sono esaurite.

Perchè è importante parlarne con gli studenti?

Se è vero che la Comunità internazionale siamo noi e che nei paesi democratici l’opinione pubblica ha un ruolo determinante nelle scelte dei politici che rappresentano i loro elettori, è evidente che formare un’opinione pubblica dotata di senso critico è FONDAMENTALE per monitorare azioni che tanto si ripercuotono sulla vita quotidiana di milioni di persone. E non mi riferisco solo agli abitanti che vivono nelle aree in cui si svolge il conflitto. Il denaro profuso dalla Comunità internazionale è il nostro, frutto del nostro lavoro e delle nostre tasse. Sarebbe un dovere di chi ci rappresenta e di chi ci informa farci capire quali sono i termini della questione, quali le dinamiche complesse in atto, quali le soluzioni proposte, quali i possibili interventi, quali le possibili conseguenze. Tutto questo per decidere INSIEME come sia meglio utilizzare i nostri soldi per il conseguimento di una pace duratura, un bene comune e preziosissimo per tutti. La storia contemporanea ormai ce lo dice a chiare lettere: siamo in una società globale, quello che accade dall’altra parte del mondo ha conseguenze anche nel nostro quotidiano, per mille strade che noi impariamo solo oggi a conoscere, grazie a giornalisti che fanno ancora bene il loro mestiere.
A prescindere da quale sia la tua opinione in merito alle diverse prese di posizione assunte dalla Comunità internazionale riguardo ai numerosi conflitti che affliggono o hanno afflitto il nostro pianeta, sarai concorde con me che un grande dispiegamento di forze è possibile solo quando i politici che decidono sono sicuri di avere buona parte dell’opinione pubblica a loro favore. Opinione pubblica che spesso viene è manipolata sapientemente. Ecco perchè il ruolo della scuola è FONDAMENTALE, a maggior ragione se fra i tuoi studenti ci sono ragazzi le cui origini provengano da aree direttamente interessate o limitrofe. Abbiamo visto che la percezione di esclusione dalla comunità in cui si abita, la sensazione di non ascolto rispetto a opinioni non condivise, l’assenza di dialogo con gli Altri sono i FATTORI SCATENANTI che inducono alcuni giovani di origini straniere a parteggiare per i terroristi di turno, fino ad immolarsi per la causa. La complessità di queste nuove guerre, inoltre, rende molto difficile capirne la natura, le logiche e le dinamiche. Spesso chi è direttamente interessato può essere offuscato nel giudizio storico da eventi tragici vissuti in prima persona o comunque riportati da conoscenti. Restituire la complessità dei fatti storici e delle relazioni credo sia un compito delicato e difficile a cui non dovresti rinunciare, per il benessere di tutti.
Vorrei fare un esempio paradigmatico di ciò che dico. Si riferisce alla Costa d’Avorio, un paese sul quale puoi leggere diversi post di approfondimento in questo sito. (Se poi ti interessa, ti consiglio di iniziare da qui.)
L’anno è quello delle elezioni nel 2010, quando Ouattara, il candidato per cui parteggia la Comunità internazionale, viene nominato Presidente in un clima da guerra civile, visto che i sostenitori del Presidente uscente non ne riconoscono la vittoria. Le accuse di frode durante le elezioni non sono più una scusa di avversari battuti alle urne, ma fatti documentati. D’altra parte gli accusatori non si sono comportati diversamente. Sulle emittenti occidentali, in Italia nessuna rete è esclusa, Gbabo, l’ex dittatore costretto all’uscita di scena, è presentato come l’uomo nero. Vero, il soggetto è stato accusato dal Tribunale dell’Aia di crimini contro l’umanità. Ciò che si tace sono le informazioni relative all’uomo descritto come salvatore della patria.
Ouattara, primo africano a ricoprire il ruolo di Direttore Generale Aggiunto del Fondo Monetario Internazionale, incarna le speranze dei paesi che hanno interesse a mantenere o a rafforzare il loro potere economico in Costa d’Avorio; parliamo soprattutto della Francia, e secondariamente degli Usa. Basta andare su Wikipedia per acquisire alcune informazioni interessanti sul nuovo presidente:

–        Ex Primo ministro del dittatore Houphouët-Boigny, primo Presidente della Costa d’Avorio indipendente. Boigny era filo-francese al punto da sabotare, in qualità di paese fra i più floridi dell’Africa occidentale, il tentativo di Senghor di creare una Federazione di stati dell’Africa dell’Ovest.

–       Marito della donna che gestiva le proprietà del dittatore ivoriano Houphouët-Boigny e del suo omologo del Gabon Omar Bongo. Anche se non bisogna dare ai mariti le colpe delle mogli, dal punto di vista morale a me fa una certa impressione.

In ogni caso, comunque la pensiate, sarebbero bastate due informazioni molto chiare e del tutto immuni da interpretazioni di parte per far sorgere sospetti alla maggior parte degli ascoltatori.
1. Il 2004, anno in cui la Francia interviene militarmente sparando anche sui civili con la scusa (questo lo dico io) di voler far cadere il dittatore, è assai prossimo al 2005. Nel 2005 scadeva la maggior parte dei contratti che le multinazionali francesi avevano nel paese, contratti che il dittatore Gbabo non voleva rinnovare, per valutare proposte più vantaggiose. Che poi il dittatore agisse a suo vantaggio, e non in favore di tutta la popolazione ivoriana, è un’altra questione. Sta di fatto che ancora nel 2005 la Francia deteneva con le sue multinazionali il 75% dell’economia ivoriana. Ouattara è una garanzia in tal senso.
2. Nel corso della storia indipendente del paese, Ouattara è stato non solo ministro dell’economia del primo dittatore post-coloniale ma, dopo varie vicissitudini legate alla sua ivorianità, è diventato il referente dei ribelli del nord e delle Forze nuove, che si confrontano dal 2002 a colpi di machete e armi moderne contro i sostenitori di Gbabo. Con finanziamenti stranieri, fra cui spicca la Francia.

Sebbene ancora all’oscuro della relazione pubblicata da Human Right Watch (2013), in cui sono documentati i crimini contro l’umanità perpetrati da Ouattara e in cui il Tribunale dell’Aja viene accusato di parzialità, ci sarebbero bastate queste 2 ultime informazioni per intuire cosa stava accadendo.
Se siamo disposti ad investire il nostro denaro per intervenire a favore di una popalzione indifesa vessata e trucidata senza pietà, non lo siamo altrettanto per favorire gli interessi delle multinazionali a scapito delle popolazioni autoctone..
Nella mia esperienza personale posso dirti che, dopo aver approfondito a fondo la storia di alcuni paesi, oggi sono sempre molto scettica quando sento sui media frasi di un certo tipo. La mia curiosità negli approfondimenti successivi, rispetto a conflitti più o meno cruenti, ha sempre confermato infatti la superficialità di analisi dei giornalisti e dei politici che facevano quelle affermazioni, se per ignoranza o cattiva fede non ha poi molta importanza. Le ripercussioni di questi interventi sulla formazione dell’opinione pubblica e il peso che quest’ultima, spesso inconsapevolmente, esercita sulle scelte dei potenti possono essere devastanti.

Per questo motivo ritengo molto utile affrontare con gli studenti quello che è accaduto nei Balcani alla fine del secolo scorso. Leggere con spirito critico le vicende accadute in Bosnia Herzegovina, un paese nostro vicino, diventa un’occasione per riflettere con gli studenti su alcuni temi cruciali, dando loro strumenti di lettura oggi necessari. Ti consiglio di leggere tutti i post quando hai un po’ di tempo..li trovi digitando Bosnia Herzegovina nella ricerca interna al sito. Il primo post si intitola Bosnia Herzegovina. Guerra di religione? Guerra etnica?

 

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Foto credit by -Dj Lu- Juegasiempre

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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