Se lo studente ha origini...

Bosnia-Herzegovina. Dall’epoca medioevale alla dominazione ottomana. Quali eredità?

La storia bosniaca alto-medievale è spesso confusa ma tre sono i sovrani che risultano significativi, sia per gli sviluppi che il territorio conobbe sotto la loro influenza sia per la lunga durata del regno. Stiamo parlando di Kulin (1180-1204), Stefano II Kotromanic (1322-1353), Tvrtko I (1353-1391).

Nei periodi intermedi ai suddetti regni la Bosnia fu divisa tra le litigiose famiglie nobili locali che si contendevano il dominio dei territori, organizzate secondo un sistema feudale che poco aveva a che fare con il sistema omonimo vigente nel resto dell’Europa. L’instabilità della regione in oggetto, infatti, era dovuta proprio alla peculiare indipendenza che i nobili proprietari terrieri avevano rispetto alla corona, fatto che emergeva con più forza nei periodi di crisi del potere centrale.
Questo importante elemento ci aiuta a capire la debolezza con cui le potenze confinanti (Ungheria e Regno serbo sopra tutti) investivano nella conquista della regione bosniaca; come osserva Malcolm “l’impenetrabilità del territorio rendeva la Bosnia un’area difficile da conquistare, e i suoi irritabili signori terrieri la rendevano, una volta conquistata, un possedimento di dubbio valore”.
E’ importante notare come il conflitto si risolvesse in termini di politica religiosa più che di guerra.
La conquista ottomana del regno di BiH avvenne in tempi non brevi. Se infatti il centro dell’antico banato, di cui Sarajevo era il cuore, rimase sotto il controllo turco dopo il ritiro delle truppe ottomane nel 1463, altre regioni, come la parte settentrionale e l’Herzegovina (a sud, dove si trova la città di Mostar), resistettero a lungo e furono definitivamente annesse, con tempi diversi, solo nel 1527.

09 Avanzata ottomana (2)
Il processo di islamizzazione del paese, iniziato nella seconda metà del XV secolo, durò 150 anni. Per comprendere nella sostanza quali siano state le influenze del dominio ottomano sul paese si vedano le riflessioni fatte sulla penisola balcanica (digita penisola balcanica e fai una ricerca interna al sito per vedere tutti gli articoli relativi al tuo argomento di interesse). Nello specifico della regione bosniaca credo sia necessario fare alcune precisazioni. In sintonia con una storia che l’aveva vista sempre ai margini delle grandi arterie dei traffici commerciali, estranea ai processi di crescita urbana che avevano caratterizzato molti centri urbani europei nel corso del XIII secolo, proseguendo sulla scia di una tradizione economica prevalentemente agricola, la Bosnia continuò ad essere connotata da una struttura insediativa fortemente parcellizzata sul territorio. Quando ci riferiamo ai centri amministrativi dei sangiaccati bosniaci, ancora nel XIX secolo, stiamo parlando di realtà urbane che si aggirano intorno alle cinquemila unità. Il fatto assume ancor più rilevanza se pensiamo che da una nota di un viaggiatore che visitò Sarajevo nel 1660 risulta che la città contava allora più di 80000 abitanti, costituendosi come l’entità urbana più significativa di tutti i Balcani.
Nel periodo ottomano Sarajevo era la città più avanzata delle province e leggendo i racconti dei viaggiatori è inevitabile paragonare la qualità di vita raggiunta nei centri urbani alla quotidianità dei numerosi e piccoli villaggi rurali che punteggiavano il territorio. A sottolineare questo divario basti pensare che dal 1531 entrò in funzione a Bascarsija, nel centro di Sarajevo, il primo bagno pubblico europeo, mentre il primo caffè aprì nel 1592.
Fu grazie alla straordinaria intraprendenza e al sempre più vivace dinamismo economico che la città, capitale dal 1639 al 1697, poi destituita dal principe Eugenio di Savoia in favore di Travnik, riconquistò il suo ruolo nel 1850, per non perderlo mai più.

12 Carta politico-amministrativa della regione bosniaca. Le alterne vicende di un territorio di confine (2)12 Legenda tav 12a
Considerando gli sviluppi della storia, vediamo ora quali fossero le proporzioni relative dei principali gruppi religiosi nei sangiaccati del paese verso la fine della dominazione ottomana (1870).

13 Proporzione relativa dei principali gruppi religiosi in Bosnia alla fine della dominazione ottomana
I confini in neretto sono quelli relativi ai sangiaccati ottomani

Nell’arco dei secoli si era assistito ad un processo di separazione sociale e religiosa che distingueva i proprietari terrieri musulmani dalla grande maggioranza cristiana dei contadini.
Numerose furono le rivolte, anche sanguinose, della popolazione insoddisfatta (non solo dei contadini); esse si susseguirono negli anni e, nonostante l’impegno profuso dai sultani, poco fu il successo delle riforme, accompagnate da un gattopardismo che nulla invidia ad altre realtà; in regioni di confine come la Bosnia ed Erzegovina le riforme furono semplicemente ignorate, esacerbando sempre più i rapporti tra musulmani e cristiani
Fu questo immobilismo e il malcontento della popolazione contadina ad essere cavalcato da abitanti ortodossi in contatto con la Serbia, nella speranza di veder confluire le forze in campo a favore della loro causa (Grande Serbia; siamo nel 1875-1876). La risposta ottomana fu brutale mentre già a livello internazionale la regione balcanica, teatro di insurrezioni, entrava a pieno titolo nel gioco delle spartizioni che vide la Bosnia ed Erzegovina passare sotto la dominazione asburgica nel 1878.

Se vuoi leggere il post successivo su questo paese vai qui

 

  1. Bosnia Herzegovina. Guerra di religione? Guerra etnica?
  2. Bosnia Herzegovina. Dall’epoca medievale alla dominazione ottomana. Queli eredità?
  3. BiH. La dominazione austro-ungarica (1878-1914)
  4. BiH. La prima guerra mondiale, il regno e la seconda guerra mondiale
  5. La Bosnia Herzegovina nella Jugoslavia di Tito
  6. La sporca guerra della ex- Jugoslavia

 

Aiutami ad arricchire questo post con il tuo  contributo!

Lascia un commento, una riflessione, una critica..

 

Foto credit by Pietro Sala

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

Lascia un commento