Se lo studente ha origini...

BiH. La prima guerra mondiale, il regno e la seconda guerra mondiale

Se le massicce migrazioni del passato, di cui abbiamo parlato nel post Penisola balcanica. Morfologia, religione ed eredità ottomana  non avessero già creato un humus fertile per rivendicazioni territoriali postume, questa fase storica, sotto questo profilo, è stata forse ancor più drammaticamente feconda..

Le prese di posizione della popolazione bosniaca durante la prima guerra mondiale furono molteplici anche se la maggior parte rimase leale allo Stato austro-ungarico, temendo di vedere il Paese inglobato nell’eventuale espansione post-bellica della Serbia. (paura della Grande Serbia)
Al termine della guerra, emerse con chiarezza il quadro dei principale atteggiamenti che avrebbero segnato la politica degli anni successivi.
Prima di procedere nell’intricata vicenda balcanica tengo a precisare nuovamente che quando nei testi di storia si incontrano le diciture “i serbi” e “i croati” non sempre si intende solo la popolazione dei rispettivi stati, ma si intendono anche i cattolici o gli ortodossi bosniaci. E noi sappiamo che questa definizione non ha fondamenti storici certi. Fatta questa precisazione, di non poca importanza, entriamo nel merito delle posizioni.
Gli ortodossi e i cattolici bosniaci presentarono un memorandum congiunto in cui dichiaravano di essere un unico popolo e di voler costituire uno Stato jugoslavo con tutti i serbi, i croati e gli sloveni.
Tra gli esponenti musulmani l’atteggiamento prevalente fu espresso da un uomo che sarebbe diventato il principale politico bosniaco tra le due guerre: Mehmed Spaho. Egli affermò la volontà, da parte della maggioranza dei musulmani bosniaci, di creare uno Stato jugoslavo dopo che la guerra, nella sofferenza, aveva unito tutte le comunità religiose presenti sul territorio.
La tesi di Spaho, che finì per prevalere all’interno dell’organizzazione musulmana jugoslava, era che la BiH dovesse mantenere la propria identità come unità autonoma nell’ambito dello Stato jugoslavo, contro l’idea di una Jugoslavia unificata e centralizzata a Belgrado.
Ciò che accadde invece dopo la prima guerra mondiale fu la costituzione del primo governo nazionale della Bosnia ed Erzegovina nell’ambito del Regno di serbi, croati e sloveni, che fu, nei periodi migliori, un’oligarchia in cui solo i serbi si riconoscevano (torna il mito della grande Serbia..).
La minaccia peggiore alla tolleranza, liet motiv della storia balcanica, arriva dall’alto.
Nel 1929 il re Alessandro I Karadjordjevic sospese la costituzione instaurando una dittatura. Tutti i partiti “confessionali o tribali” vennero banditi e sciolti. Suo braccio esecutivo era Milan Srskic, capo dei radicali ortodossi di BiH, da sempre molto critico nei confronti del suo stesso partito, troppo incline a “coccolare i turchi”.
Alessandro I Karadjordjevic volle cancellare le identità regionali dalla carta ed impose allo stato il nome di Jugoslavia. Suddivise l’intero territorio premurandosi di tagliare tutti gli antichi confini storico-culturali; la sola BiH fu divisa in quattro banovine: Vrbaska, comprendente anche un po’ di territorio croato, Drinska, contenente gran parte della Serbia, Zetska, costituita soprattutto dal Montenegro, e Primorska, che si estendeva fino alla costa dalmata. Nessuno fu felice di questi cambiamenti, accompagnati da una politica di pulizia etnica (mediante espulsioni di massa) che generò fortissime tensioni, reazioni violente e brutali repressioni.

16 Il regno e le anticipazioni dello stato croato ustascia

IL REGNO E LE ANTICIPAZIONI DELLO STATO CROATO USTASCIA (FILO FASCISTA)

Alessandro I Karadjordjevic fu assassinato nel 1934; il governo di compromesso eletto subito dopo si rivelò molto debole in parlamento e non fu in grado di prendere decisioni ferme in tempi duri come quelli che si stavano annunciando.. Nel 1939, con Hitler che avanzava in Cecoslovacchia ed il suo ammiratore croato Hante Pavelic (futuro capo degli ustascia) che si stava organizzando in Italia con l’aiuto del Duce, divenne chiaro a tutti che occorreva trovare al più presto una soluzione federale accettabile per i croati. I tempi delle soluzioni pacifiche erano però ormai finiti. La Jugoslavia fu invasa e dopo una campagna durata appena undici giorni l’esercito capitolò.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La storia del secondo conflitto mondiale in ex Jugoslavia è un susseguirsi di molte guerre sovrapposte.
Innanzitutto ci fu

  • la guerra iniziale condotta dalla Germania e dall’Italia contro la Jugoslavia
  • poi ci fu il continuo sforzo dell’Asse contro gli Alleati: da questo punto di vista la Jugoslavia era un importante territorio sia per le comunicazioni sia per la fornitura delle materie prime e della manodopera.

A queste si aggiunsero

  • la guerra degli occupanti dell’Asse contro i movimenti di resistenza jugoslavi ed almeno due guerre civili:
  • la prima guerra fu condotta da estremisti croati contro la popolazione ortodossa della Croazia e della BiH, una sorta di vendetta rispetto alla pulizia etnica subita durante il regno del re Alessandro I Karadjordjevic
  • la seconda guerra vide contrapposti i due gruppi di resistenza in cui si arruolarono gli ortodossi di quelle regioni: i cetnici ed i partigiani; ambedue i movimenti citati raccolsero tra le proprie fila anche appartenenti alle altre religioni presenti sul territorio.

E veniamo ora alla Bosnia Herzegovina.

Nel 1941 i tedeschi proclamarono lo Stato indipendente di Croazia (NDH), comprendente la Bosnia ed Herzegovina.
Il nuovo Stato, guidato dall’ustascia Pavelic, divenne ben presto preda di fanatici che lo trasformarono in uno strumento di terrore e genocidio. La persecuzione degli ebrei, intrapresa con spietata solerzia, non fu però il primo pensiero; lo scopo principale era quello di “risolvere” il problema della grande maggioranza ortodossa (1,9 milioni su un totale di 6,3 milioni) presente sul territorio della NDH. La reazione dei serbi e degli ortodossi bosniaci non si fece attendere, rivolgendosi non solo contro la popolazione cattolica ma anche musulmana, il cui silenzio fu interpretato come collaborazionismo.
Come già detto, due furono le organizzazioni di resistenza all’Asse: quella guidata da Draza Mihailovic, i cetnici (ortodossi) e quella dei partigiani comunisti, con a capo Tito. Le differenze si articolavano su alcuni punti nodali. Da un lato i cetnici rappresentavano un residuo dell’autorità reale (ex soldati dell’esercito reale), difendendo così l’ordine sociale precedente, dall’altro i partigiani si ponevano come obiettivo finale la rivoluzione sociale.
Nel 1943 l’indiscussa capacità bellica dei partigiani indusse gli Alleati ad abbandonare i cetnici in favore dei comunisti ed iniziò in quel momento la collaborazione dei primi (cetnici) con i tedeschi. Nel frattempo, nel 1944, dopo la caduta del governo ustascia, nel movimento dei partigiani confluirono cattolici e musulmani delusi, nonché un discreto numero di ortodossi. La fine si stava costruendo.
Il 28 aprile 1945 fu nominato il “governo del popolo” per la Bosnia Herzegovina, nell’ambito di una soluzione vagamente federale in cui la BiH avrebbe continuato ad esistere.
Il tributo dei musulmani in BiH fu inferiore solo a quello ebreo e zingaro.
Pur avendo omesso alcuni avvenimenti che contribuirono, durante il conflitto, a rendere ancora più complesse le responsabilità, spero di aver chiarito in modo sufficientemente sintetico un periodo storico in cui la giostra delle alleanze e gli efferati crimini commessi hanno costituito un combustibile mai ridotto in cenere e pronto per essere utilizzato dopo soli cinquanta anni.

Se vuoi leggere il post successivo su questo paese vai qui

 

  1. Bosnia Herzegovina. Guerra di religione? Guerra etnica?
  2. Bosnia Herzegovina. Dall’epoca medievale alla dominazione ottomana. Queli eredità?
  3. BiH. La dominazione austro-ungarica (1878-1914)
  4. BiH. La prima guerra mondiale, il regno e la seconda guerra mondiale
  5. La Bosnia Herzegovina nella Jugoslavia di Tito
  6. La sporca guerra della ex- Jugoslavia

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Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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