Se lo studente ha origini...

Albania. Le identità albanesi

Castello di Kruja e Museo di Skanderbeg

IDENTITA’  E CONTESTI STORICO-GEOGRAFICI DEL PAESE.

Credo sia estremamente importante informarsi sui dibattiti che animano i paesi di origine dei nostri studenti, specialmente se riguardano la questione identitaria. Spesso possono fornire infatti interessanti spunti di riflessione per l’intero gruppo classe. Il caso dell’Albania non fa eccezione.

Per questa sintesi farò mie le riflessioni del linguista albanese A. Klosi.

Volendo fare un rapido excursus storico sulla pluralità di contesti esistenti a partire dal Medioevo, epoca a cui risalgono le prime documentazioni, possiamo distinguere nel Medioevo pre-ottomano tre spazi culturali nel territorio chiamato Arbëri – Albania:
1      l’Albania nord-occidentale, definita dall’esistenza del regno serbo della Dioclea e avente il capoluogo sulle sponde del lago di Scutari, in un’epoca in cui sono fiorite le città medioevali dell’Arbëria come Tivar, Ulqin, Shkodra, Shas, Drishti, Balezo, Sarda ecc (XI – XIV sec).
In quest’area convivevano il cattolicesimo e l’ortodossia, le città romano-dalmate con le arbëre-slave. Il sovrano serbo, troppo lontano, non interferiva nella vita delle città, come si può chiaramente evincere dagli statuti di Scutari. L’identità della comunità, le caratteristiche urbano-religiose, e in esigua misura il carattere etnico, vengono a formare quella che si definisce la particolarità di quest’area; si ha quindi un’eredità latino-urbana, dove prevalgono di volta in volta il cattolicesimo o l’ortodossia, e una straordinaria mescolanza etnica (come si evince dal catasto veneziano del 1417).
2      La seconda area culturale, secondo la concezione di Sufflay e di Schmitt, è quella delle aree montuose a est della pianura dell’Albania occidentale. Questo è il mondo dei clan e dei nobili arbër, del primo principato dell’Arbanon verso la fine del XII secolo; è un’area vitale, dall’organizzazione clanica basata sui kanun, che nei secoli XIII-XV si spinge verso le pianure occidentali e verso sud, raggiungendo il Peloponneso, l’Attica, e l’Eubea. Nel XIV secolo, ad esempio, essi hanno cambiato il carattere bizantino-latino di Durazzo, culminato con l’instaurazione della dinastia dei Topiaj in questa città.
3      A sud dell’Albania si trovava l’area bizantino-ortodossa, concentrata particolarmente nei principati come Valona o nei despotati dell’Epiro; un’eredità culturale determinata dalla lunga tradizione statale di Bisanzio, dai piccoli dinasti serbo-bizantino-albanesi e, naturalmente, dalla chiesa ortodossa. Nelle città e nei centri costieri si parlava di più il greco, mentre nelle zone montuose vivevano pastori albanesi e valacchi.

Questo può essere considerato il quadro, sebbene breve e lacunoso, delle particolari identità culturali degli albanesi prima dell’invasione ottomana.
Lacunoso perché la storia albanese precedente alla conquista ottomana, sebbene a grandi linee si accordi con l’individuazione delle tre aree di influenza descritte, è caratterizzata da un alternarsi di poteri che non possono non averne scalfito l’integrità culturale; non si è menzionata, ad esempio, l’influenza veneziana nella pianura da Durazzo a Tivar, mentre è noto che in quest’area i veneziani dominarono tutte le città e i castelli principali per circa un secolo (XIV secolo).
Cosa accade quando arrivano i conquistatori ottomani?
A partire dalla fine del XIV secolo la conquista ottomana determinerà profondi mutamenti nella cultura e nella struttura organizzativa del paese.
Risale precisamente al 1385 la ormai famosa Battaglia della Piana dei Merli, in Kossovo, evento bellico trasfigurato dalla propaganda nazionalista serba, tanto da costituire il principale mito fondante per la riconquista dei territori, dopo ben cinque secoli. (guerra del Kossovo, 1996-1999). Risalgono a questo periodo (XV secolo) i flussi migratori verso Grecia ed Italia, dove gli albanesi diedero origine alle comunità Arbëreshë.
A differenza dell’atteggiamento ostile mostrato nei riguardi della cultura latina del nord, l’ortodossia a sud fu combattuta in minor modo. La presenza a Costantinopoli, all’interno dell’Impero, della sede del Patriarca è sempre stata un elemento che ha favorito rapporti di non belligeranza fra i due poteri confinanti.
Diversa appare la situazione nelle aree montuose e profonde dell’Albania, difficilmente raggiungibili. Qui l’organizzazione in clan e il patrimonio culturale ad essa legato sono stati conservati a lungo, fino al XX secolo, in base ad un criterio di autonomie rispettive.

LE IDENTITA’ ALBANESI OGGI. UNA QUESTIONE APERTA

L’Albania, un paese dal territorio grande quanto la Liguria e l’Emilia Romagna messe insieme, ha una popolazione che, in seguito alla forte migrazione successiva al crollo economico del 1991, conta circa 3 milioni di abitanti, di cui quasi un terzo residente nella capitale. Per capire quanto sia complessa la questione di cui stiamo parlando, vediamo quali sono le variabili che stanno determinando un’accelerazione convulsa di mutamenti culturali in  una società che, per ragioni storiche, si presentava con caratteri fortemente stabili e tradizionali sino ad una trentina di anni fa.

  • Il recente abnorme processo di inurbamento dei principali centri urbani, che vede Tirana in assoluto primo piano;
  • proliferazione dei mezzi di informazione;
  • contributo della popolazione emigrata all’estero. A questo proposito occorre sottolineare che gli albanesi emigrati in altri paesi, pur avendo le stesse cornici culturali di partenza dei loro conterranei, hanno moltiplicato le variabili in gioco, intrecciando il loro universo di riferimenti con le cornici culturali dei paesi di adozione.

Questi tre fattori complessificano non poco le dinamiche di reazione ai cambiamenti, la rielaborazione dei propri atteggiamenti e le riflessioni in merito alla propria identità.
Per capire meglio quanto sto affermando ci può essere di aiuto esaminare l’acceso dibattito che anima oggi il paese proprio in merito all’identità albanese.
Premessa a tutto ciò che segue è il concetto che non si possa parlare di identità riferendosi ad un concetto statico, essendo esso da intendersi piuttosto nei termini di un processo dinamico fluido e sensibile alle sollecitazioni cui è sottoposto, siano esse interne o esterne.

Convenendo con alcuni intellettuali impegnati sul campo, vorrei chiarire cosa si intenda oggi per identità plurali nel contesto del paese in esame, soprattutto quando la questione è trattata dal punto di vista storico. Per fare ciò mi riferisco, ancora una volta, al discorso tenuto dal linguista Ardian Klosi in un simposio tenutosi a Pristina nel 2007.

1      La comune identità culturale per una comunità di persone, sia essa derivante da un’organizzazione di clan, religiosa o statale, insieme all’eredità della lingua e della mentalità, è solo uno degli elementi che costituiscono la totalità dell’essere umano. Prima di essere albanesi, italiani, ecc. siamo uomini e donne che hanno un ruolo nel gruppo famigliare, una determinata e complessa eredità genetica, siamo abitanti di una città o di un paese, in area pianeggiante o montuosa, abitanti di un paese con buone vie di comunicazione o isolati gli uni dagli altri, in un contesto climatico determinato..
La presa del sopravvento dell’identità nazionale e il tralasciare l’identità individuale e locale, così come il fatto di cristallizzare l’identità in base all’epoca storica in cui si vive, è uno degli errori più frequenti nei dibattiti albanesi sull’identità.
2      Non è mai esistita un’identità culturale albanese unica e rappresentativa. “L’identità culturale degli albanesi” è un’invenzione del nazionalismo dei tempi moderni. La sola esistenza di una lingua comune – anch’essa molto diversa da nord a sud – non può legittimare quel bacino comune dove gli ideologi vogliono a tutti i costi inserire la materia inesistente dell’identità culturale albanese
3      Non è la comune identità culturale a formare l’organizzazione del clan, religioso o statale, avviene bensì il contrario.
Milan von Sufflay ha definito l’Albania una “Monade dei Balcani”, sottintendendo con ciò uno spazio vitale a se stante dove si mescolavano e convivevano diversi mondi culturali, per certi versi reciprocamente vicini, anche se diversi.

 

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Foto credit by Journey Jeff’s Pix

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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