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Fanon e la psicologia liberatoria dell’immigrato

Gli studenti  immigrati si autoescludono dal gruppo? Rifiutano le loro radici all’ostinata ricerca dell’integrazione con i compagni? Presentano atteggiamenti aggressivi? Sono remissivi? Manifestano evidenti cadute di autostima in relazione ad alcuni episodi? Per interpretare alcuni atteggiamenti che ritrovi spesso nelle dinamiche relazionali di alcuni studenti, credo siano molto utili alcune riflessioni di Fanon, illustre psichiatra e notevole intellettuale del XX secolo.  L’autoesclusione e l’assimilazione, diceva Fanon già negli anni ’50, sono le due facce della stessa medaglia: ci informano di un processo di alienazione identitaria che può, nel tempo, diventare molto pericolosa per la salute degli individui e per la loro capacità di tessere relazioni sociali gratificanti. Oggi sappiamo che tali atteggiamenti di alienazione possono essere sapientemente incanalati dai reclutatori di terroristi

Per cercare di capire quali siano le dinamiche in atto e favorire sia la creazione del tuo gruppo classe sia la piena espressione dei singoli, stemperando atteggiamenti difensivi controproducenti, riporto il breve saggio del Prof.  Alain Goussot, che puoi trovare qui nella versione integrale pubblicata on line. Goussot, docente presso il Dipartimento di Psicologia dell’Ateneo bolognese, afferma:
Franz Fanon viene oggi ripubblicato in Francia (e in Italia), la psicanalista algerina Alice Cherki ha pubblicato recentemente una bella biografia dello psichiatra martinicano e teorico delle lotte di liberazione dei popoli colonizzati . Vengono ristampati testi come “Pelle nera e maschere bianche” (non in Italia) e “I dannati della terra”; perché questo revival? Fanon, oltre ad essere stato uno dei massimi teorici dei movimenti di liberazione del cosiddetto Terzo Mondo, è stato un attento analista dei meccanismi di alienazione mentale e culturale dei colonizzati e degli immigrati. La sua opera è spesso nota per i suoi scritti politici e molto meno per il suo lavoro di psichiatra e terapeuta durante il suo soggiorno in Francia e durante la sua direzione del Manicomio di Blida in Algeria. Occorre ricordare qui che Fanon ha iniziato la sua carriera di medico psichiatra lavorando con François Tosquelles, lo psichiatra di origine spagnola che sperimentò le prime forme di deistituzionalizzazione della malattia mentale a Saint-Alban. Fanon prova a trasferire l’approccio socio-terapeutico di Tosquelles nel suo lavoro con gli immigrati in Francia (ne risulterà il lavoro “pelle nera e maschere bianche”) e poi nella gestione dell’ospedale psichiatrico di Blida, dove introdurrà delle innovazioni rivoluzionarie. Questo spiega perché Franco Basaglia in Italia farà riferimento all’esperienza di Fanon. Quello che mi sembra ancora oggi il contributo maggiore di Fanon è la sua analisi della psicologia del colonizzato e dell’immigrato; non dimentichiamo che quest’afro-americano della Martinica, cresciuto nella cultura francese, conoscerà sia la situazione coloniale che la condizione dell’immigrato nero in Francia. Spiegherà come i neri della Martinica si sentivano più francesi dei neri provenienti dall’Africa; ed è con questa illusione che approderà in Francia prima per combattere nell’esercito francese contro l’invasione tedesca e dopo per studiare e specializzarsi in psichiatria. Perde subito le sue illusioni, scopre che per i francesi di Francia è un “negro” come tutti gli altri. Questo lo porterà a ragionare sulla costruzione del pregiudizio razziale nei sistemi socioculturali e sulla strutturazione del complesso d’inferiorità nel colonizzato ma anche nell’immigrato (che spesso proviene dalle colonie). Fanon coglie molto bene– utilizzando l’opera di Merleau-Ponty sulla fenomenologia delle percezione e di Adler sul complesso d’inferiorità- il meccanismo ambivalente del rapporto del colonizzato con il colonizzatore, del nero con il bianco e dell’immigrato con l’europeo; ambivalenza dovuta all’interiorizzazione del modello del dominatore – poiché questo tipo di relazione è improntata sul dominio – ma di una interiorizzazione conflittuale, quasi schizofrenica. Il colonizzato finisce per identificarsi, in positivo e in negativo, con il colonizzatore; Fanon notava come questo avveniva per il nero nel suo rapporto con il bianco e per l’immigrato in generale- soprattutto se proveniente da situazioni di colonizzazione- nel suo rapporto con l’europeo. Questo provoca una lacerazione destabilizzatrice e alienante che depriva il colonizzato del proprio sè; questo processo di alienazione si traduce con un rapporto di dipendenza mentale e psicologica che rischia di fare esplodere la struttura psichica-identitaria. Questo spiega, secondo Fanon, perché il nero vuole diventare bianco (quello che chiama “processo di lattificazione”) e l’immigrato vuole assomigliare all’europeo. Ma questo doppio legame produce disagio psichico-esistenziale (divento estraneo a me stesso e non so più chi sono io) e anche una modalità di volersi liberare che assomiglia molto alle modalità dell’oppressore.
Nel suo lavoro di terapeuta con gli immigrati africani in Francia, Fanon nota che molti disturbi (disturbi della sessualità, disturbi della relazione, somatizzazioni, senso di persecuzione, nevrosi e psicosi di vario tipo) hanno cause socio-relazionali; sono il prodotto di storie di interiorizzazioni continue e di caduta dell’autostima; la mancanza di autonomia, la difficoltà di ridefinirsi come progetto esistenziale e anche come identità nuova, la paura della libertà finiscono per riprodurre il blocco psichico e la continua dipendenza dall’altro. Dipendenza che è presente, secondo Fanon, anche quando il colonizzato o l’immigrato si oppone radicalmente a chi l’opprime con le stesse modalità e gli stessi strumenti. Tipici i casi di identificazione negativa o positiva con l’oppressore; l’assimilazione e l’autoisolamento sono le due facce dello stesso processo di alienazione e quindi di estraniazione. Cioè la perdita totale delle proprie origini e la difesa ad oltranza di una identità che è sempre situata, plurale e in movimento. Dopo un primo interesse per le teorie della negritudine sviluppate dal poeta martinicano Aimé Césaire e da Léopold Sédar Senghor, Fanon prende le distanze e mette in evidenza che non basta proclamare la propria diversità, nella misura in cui questa proclamazione può trasformarsi in un atteggiamento autoreferenziale di difesa di una identità che, nei fatti, non esiste concretamente. Non è casuale se Fanon dialogherà tanto con l’esistenzialismo di Jean-Paul Sartre, che affermava che ogni essere umano è situato nel tempo e nello spazio; che ognuno di noi è insieme significato e significante; cioè produce dei significati, attribuisce un senso alla propria esistenza ma è anche, contemporaneamente, prodotto dal contesto e dagli altri. Sartre scriveva nella prefazione ai “Dannati della terra” che il razzista crea il “Negro”- e non il contrario – esattamente come – questo lo scrive nella “Questione Ebraica”- è l’antisemita che crea l’Ebreo. Partendo dalla sua esperienza personale Fanon arriverà alla conclusione che l’uomo è il costruttore della propria storia ma che la sua storia la crea in un contesto storico e socio-culturale che non ha scelto lui. La diversità non può essere colta che in una prospettiva situazionale e relazionale dove esiste anche la similitudine; per cui il nero prima di essere un nero è un uomo, esattamente come il bianco. E’ solo quando il nero, il colonizzato e l’immigrato riusciranno a prendere coscienza della propria condizione storico-concreta che potranno recuperare il proprio sé ed esprimere la propria diversità. Questo è la ragione per la quale Fanon proporrà un approccio terapeutico originale nel lavoro con gli immigrati con disturbi psichici e con gli algerini rinchiusi nel manicomio di Blida; il suo modello è quello della socio-terapia, cioè di un percorso di cure inteso come processo di liberazione, che passa attraverso la socialità e quindi il recupero delle capacità relazionali e della propria autonomia soggettiva. Penso che il lavoro di Fanon vada riletto da parte di tutti gli operatori o ricercatori che si occupano oggi di immigrazione perché presenta delle riflessioni di una grandissima attualità.
Alcuni brani di Franz Fanon: (il Negro e l’Altro) (Mi-1965)
Affrontare lo sguardo bianco
Il negro colpevole di non essere bianco “la disgrazia è che non si cessa, in nome della giustizia, di perdonarlo e ciò non fa che mettere bene in evidenza che egli è colpevole indefinitamente: colpa o difetto, ma in ogni caso, segnato per sempre”.
Bisogna mettere in libertà l’uomo
(…)
Presa di coscienza dell’alienazione economica, presa di coscienza dell’alienazione mentale e culturale. Lotta liberatrice. Fanon è piuttosto impietoso verso i neri che, prigionieri del loro passato di schiavi, pensano di non potersi liberare in altro modo che perdendosi nella ricerca di un passato più antico: a proposito delle negritudine Sartre (in “orphée noir”) parla di momento negativo di una progressione dialettica (negatività dialettica). La negritudine come affermazione dell’identità nera di fronte a quella del bianco colonizzatore era un passaggio obbligato, ma un passaggio transitorio che deve portare all’idea di liberazione dell’uomo colonizzato in quanto uomo. “La ricerca delle negritudine è in un certo senso per il negro il tentativo di fare l’amore con la sua razza.” “Aver coscienza di se stesso, ed essere presente a se stesso, presente agli altri, al centro del dramma suo e degli altri” (…)
L’ambivalenza della psicologia del colonizzato (ma anche quella dell’immigrato)
J.P.Sartre :”per metà vittima e per metà complice, come tutti” “Il destino del nevrotico sta nelle mani del nevrotico stesso.”
Distruzione di un complesso d’inferiorità psicoesistenziale : “Io voglio davvero portare il mio fratello, negro o bianco, a scuotere nel modo più energico la deplorevole servitù edificata da secoli di incomprensione.”
Il negro, il colonizzato e l’immigrato si normalizzano per ragioni psicosociali: uno sforzo di disalienazione passa attraverso una terapia sociale della riappropriazione di sé, di un sé liberato dal peso dell’alienazione mentale e dal complesso d’inferiorità. L’uomo è un essere in situazione, situato nel tempo e nello spazio: “io appartengo irriducibilmente alla mia epoca. Ed è per essa che io devo vivere.” “Io, uomo di colore, io colonizzato, io immigrato, non voglio che una cosa: che cessi per sempre l’asservimento dell’uomo da parte dell’uomo. Voglio dire il mio asservimento da parte di un altro uomo…”
Liberare il colonizzato e l’immigrato da se stesso vuol dire liberare l’umanità che è in ognuno di noi. “Per noi chi adora i negri è altrettanto ‘malato’ di colui che li odia “. Qui sta il processo di disalienazione dell’uomo oppresso. “qualsiasi problema umano deve essere preso in esame a partire dal tempo. L’ideale infatti è che, sempre, il presente serva a costruire l’avvenire.”
L’opera di Fanon comprende anche molti saggi e articoli di psicopatologia dell’immigrazione nonché sul rapporto tra medicina “occidentale” e medicina tradizionale; ci sono testi sulla condizione della donna in Africa nera e in Algeria; sulla trasformazione possibile di questa condizione attraverso le lotte di liberazione; ci sono anche molti scritti sulle questioni legate
all’identità dell’immigrato e alla sua difficoltà di ridefinirsi in un contesto socio-culturale che sottolinea in continuazione la sua condizione d’inferiorità.  (…)

Spero che questo post ti sia utile per  inquadrare con maggior chiarezza alcune dinamiche della tua classe e, soprattutto, che sia una fonte di ispirazione per attività didattiche e riflessioni volte a migliorare la qualità del tuo insegnamento. Fra le attività didattiche potrai trovere alcuni spunti per mettere in atto le tue strategie!

 

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Foto created by Lisa Solago

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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