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A. Kourouma e il racconto della colonizzazione

Non si può parlare di racconto storico perchè Ahmadou Kourouma è uno scrittore, fra i migliori autori africani, certo, ma in ogni caso un romanziere. Eppure i due libri che consiglio, Monnè, oltraggi e provocazioni e I soli delle indipendenze, sono due affreschi avvincenti della vicenda coloniale ivoriana attraverso lo sguardo di narratori mandingo (malinke), che nel corso del tempo si sono visti conquistare, comandare, ingannare, cooptare e affascinare dai colonizzzatori francesi. Dei due, a titolo personale, ho preferito Monnè, oltraggi e provocazioni.
Le vicende umane dei protagonisti, in primis quelle del re di Soba, Gighi Keita, guida e riferimento spirituale del clan mandingo dei Keita, si intrecciano con quelle del popolo conquistato, con le sue tradizioni, i rituali, il modo di concepire la vita, i ruoli e le relazioni.
Eredi di un passato glorioso in cui la storia si è mescolata al mito nei racconti dei Griot, i Mandingo vedono irrompere il nemico francese con una forza distruttiva che scardina nella sostanza tutti i loro riferimenti culturali. Le consuetudini vengono mantenute con perseveranza, sebbene ormai svuotate dei significati originari, ed è in questo ostinato attaccamento alle proprie radici, ormai divelte, che si articolano le riflessioni.
Il confronto con i Nazareni francesi è l’occasione per esplorare la cultura degli autoctoni, così come le dinamiche che si instaurano fra nuovi e antichi poteri, fra nuove e antiche consuetudini. All’ingenuità iniziale si sovrappongono responsabilità che pesano come piombo nella storia del paese.

Monnè contiene  un interessante glossario per spiegare i termini malinke utilizzati da Kourouma nel corso del testo. La scelta di disseminare il racconto con termini autoctoni si rivela sin da subito molto funzionale, senza per altro appesantire la lettura, anzi. E’ infatti a partire dalla lingua che l’autore ci introduce nelle atmosfere del suo mondo.

A prescindere dalla piacevolezza della lettura, indubbia, credo sia un libro utile per gli studenti, in particolar modo se nella classe ci sono ragazzi provenienti da quell’area geografica. L’occasione è notevole se si vuole favorire un atteggiamento di apertura rispetto allo sguardo altrui, in una logica di complessità. Essendo una lettura recente, non ho ancora avuto  occasione per farne materia di studio, ma credo che la lettura di alcuni brani scelti possa da sola stimolare  riflessioni  di sicuro interesse per diverse ragioni:

  • indagare le cornici culturali presenti in classe
  • assaporare le atmosfere del paese descritto, anche grazie all’uso di parole malinke
  • raccontare la colonizzazione attraverso lo sguardo di chi l’ha subita (ascolto attivo)
  • individuare le relazioni strette che si sono instaurate fra poteri locali autoctoni e potere centrale francese
  • stimolare uno sguardo critico
  • migliorare le dinamiche relazionali nel gruppo classe

Per gli alunni più piccoli, editi da Jaca Book e acquistabili a metà prezzo, Kourouma ha curato l’edizione di alcuni libri illustrati che ho trovato molto utili. Ne consiglio vivamente l’acquisto, soprattutto da parte delle scuole!

Dall’incipit di Monnè, oltraggi e provocazioni

Un giorno, il centenario domandò al Bianco come fosse intesa in francese l’espressione monnè.
“Oltraggi, provocazioni, spregi, ingiurie, umiliazioni, collera rabbiosa, tutte queste parole insieme, senza che alcuna la traduca davvero”, rispose il Tubab, che aggiunse: ” A dir la verità, noi Europei non abbiamo una parola che renda appieno il monnè malinke”. Dal momento che la loro lingua non possedeva la parola, il centenario concluse che i Francesi non conoscessero i monnew. E l’esistenza di un popolo, per di più nazareno, che non aveva mai vissuto nè conosciuto tutti gli oltraggi, le provocazioni e gli spregi di cui lui e il suo popolo tanto avevano sofferto, restò per lui, per tutta la vita, un fatto stupefacente che costituì fonti e motivi di gravi meditazioni.

Sull'autrice

Laura Cipollini

Sono laureata in architettura e ormai da 10 anni faccio ricerca-azione nelle scuole, gli unici laboratori permanenti di cittadinanza attiva che abbiamo in Italia! Lavorando nella scuola pubblica ci si rende conto che non abbiamo bisogno di viaggiare per scoprire il mondo, il mondo è nelle nostre classi. Ciò significa affrontare quotidianamente situazioni molto più complesse rispetto al passato, sia da un punto di vista relazionale sia da un punto di vista didattico. Su questo sito desidero condividere la mia esperienza.. con l’auspicio che diventi un luogo di confronto su temi oggi relegati purtroppo nelle aule scolastiche..

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